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I Comuni delle Langhe

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Verduno

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Verduno (alt. m. 387), località già abitata in epoca romana da patrizi di Alba e di “Pollentia” che pare avessero qui le loro ville; come a Roddi infatti vi si sono rinvenute vestigia: un'ara funeraria e monete dell’imperatore Antonino Pio. Il nome del paese deriverebbe dal celtico “verdun” che significa, collina fertile. Documentata è la sua esistenza prima del Mille da un atto di donazione datato 977, più imprecise invece le notizie sul suo feudo, di origine ecclesiastica, essendone stato investito per primo il monastero di Fruttuaria. Un castello, del tutto scomparso, dovette esistere sulla spianata sovrastante la chiesa parrocchiale, naturale belvedere dal quale si gode un ampio panorama sulle Langhe, e sull'oltretanaro. Il castello attuale, di scuola juvaresca, fu costruito verso la metà del Settecento per il conte Caissotti di Santa Vittoria, creato marchese di Verduno. L'ultimo di questo casato lo lasciò in eredità al Senato di Torino affinché provvedesse alla costruzione di un ospedale di carità. Da questo lo acquistò, con i vigneti circostanti, nel 1838, re Carlo Alberto, un po' vergognoso, pare, dopo un assaggio smisurato fornitogli dal marchese di Barolo di ben.1500 ettolitri, che le cantine reali non possedessero alcun vino piemontese di qualità superiore, tanto che ai pranzi della corte, di gala e di mezza gala, si servivano soltanto vini francesi. Spinto da emulazione verso un suddito, sia pure il più ricco dello Stato, che lo superava, il sovrano affidò palazzo e poderi al miglior enologo del tempo, il generale Staglieno affinché ne facesse un'azienda vinicola modello per la produzione del barolo. Più tardi, trasferiti gli impianti enologici nel più razionale fabbricato del “Moscatello” presso Santa Vittoria d’Alba, il castello tornò alla sua destinazione di villeggiatura estiva e fu la malinconica dimora del principe Oddone, il figlio gobbetto e malaticcio di Vittorio Emanuele II e di Maria Adelaide, stretti consanguinei perché figli di fratelli. I soggiorni di questo infelice, che portò il titolo di duca del Monferrato, e trascorse la sua breve vita (1846-1866) tra Genova e le Langhe, climi confacenti si alla sua fragile salute e non turbati dalla satira crudele (che in quegli anni di violente passioni politiche non esitò a far bersaglio della sua sgraziata persona) non ebbero quel fasto che circondava allora le altezze reali.

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Panorama

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Il castello

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La chiesa

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