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Con
il nome di Treiso si comprende tutta la zona che,
partendo dalla Valgrande e dalla valle della
Martinenga, si stende tra i confini di Trezzo Tinella e
di Alba. Il paese si trova spesso menzionato, in
antichi documenti, con i nomi di “Trayso,
Trasio, Tresio”, e volte anche di “Traizo”,
il che pare discendere dal fatto che il nucleo
abitato è situato alla terza pietra miliare della
strada romana che partiva da Alba. Anticamente era
unito alla stessa Alba. Prima della erezione in
chiesa parrocchiale della cappella, nel 1837, il
borgo non aveva un proprio camposanto, ma dipendendo
dalla Cattedrale albese nel cimitero della città
portava a seppellire i propri morti. Nel territorio
comunale si trovano cinque cappelle rurali
d'un certo interesse: quella del già citato
borgo di San Rocco Senodelvio, costruita per
scongiurare una grave epidemia nel 1601; inoltre i
tempietti di San Stefanetto, quasi diroccato, di San
Alessandro, in località Casavecchia, la cappella
della famiglia Como nella villa di Roncaglie e
quella di San Teobaldo. Il paese è di origine
ligure. Nel 1617 passò alla Casa Savoia e la sua
storia fu unita a quella di Barbaresco, con cui formò
un unico comune fino al 1957, per oltre due secoli e
mezzo. La popolazione è dedita in gran parte
all'agricoltura, ma non mancano alcune fiorenti
attività edilizie. Notevole, anche per qualità, è
la produzione di uve, in buona parte dolcetti e
nebbioli. Il turismo estivo da qualche anno è in
leggero incremento. La chiesa parrocchiale,
dedicata all'Assunta, è del 1761, in stile
classico con qualche elemento barocco. Presso
Treiso, notissime sono le “Rocche dei Sette
Fratelli”, un dirupo roccioso in cui la
leggenda vuole che siano sprofondati, trovando
orribile morte, le persone del titolo, punite così
per la loro empietà. Tutta la zona fu teatro
drammatico di fatti ed episodi nel periodo della
lotta di Liberazione e molti giovani del luogo si
immolarono nel nome dell'ideale per il quale
combattevano. Proseguendo a monte di Treiso si
incontra un caratteristico borgo, Cappelletto, noto
ai buongustai per la buona cucina ed un estemporaneo
folclore che si manifesta attraverso singolari, e a
volte interminabili, sfide alle bocce o al pallone
elastico.
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La parrocchiale
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