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Serralunga
può vantare senza dubbio uno dei più
importanti castelli della Langa e del
Piemonte per il suo originalissimo sviluppo verticale con tre alte torri, una diversa dall'altra
e visibili a grande distanza, che i langhesi
chiamavano "i tre ciochè". E'
allineato con glia altri castelli dei Falletti,
tutti visibili tra di loro in modo da poter
comunicare fra di loro mediante un sistema di
telegrafia ottica: fiaccole di notte e drappi
colorati di giorno. Costruito in laterizio da
Pierino e Goffredo Falletti, tra il 1340 e 1357,
mantiene inalterata la sua primitiva struttura a
pianta rettangolare; nella rotonda torre d'angolo
sale una scala a chiocciola mettendo in
comunicazione tre sale sovrapposte che formano gli
unici locali dell'edificio. Singolari la torretta
pensile, ispirata all'architettura francese, e la
torre quadrata, allo spigolo opposto di quella
circolare, collegata al corpo centrale da una lunga
cortina muraria. La decorazione è a fasci di
archetti e le finestre si aprono in eleganti bifore.
Perfettamente restaurato nel 1950 per iniziativa del
presidente della repubblica Luigi Einaudi. Vi si
sale dalla parte bassa del paese attraverso una
porta tagliata nella cinta muraria, in parte ancora
esistente, con il borgo antico, di cui rimane
anche la chiesa, in origine dello
stesso stile, ma ricostruita nel seicento in forme
barocche, tranne il campanile cuspidato che è
quello quattrocentesco; dal secolo scorso
non è più officiata come parrocchiale, trasferita
in un'altro tempio, eretto, su disegno
dell'architetto Giovenale Gastaldi, sull'area del
cimitero.
Le uve vendemmiate a Serralunga, i cui poderi
appartennero fino a due secoli addietro ai Falletti
di Barolo hanno fama di aver costituito, insieme con
quelle del Cannubio il nerbo delle loro cantine. Le
migliori posizioni sono sul lato sud-ovest, di
fronte a quelle di Castiglione Falletto e vengono
indicate col nome di "vigne di
mezzogiorno"; il soleggiamento è ottimo ed i
vigneti più reputati si chiamano "Vigna
Rionda" (per la sua naturale forma ad
anfiteatro), "Margheria" e "Cautti".
Altri, sul versante di Sinio, noti come
"vigne del mattino", appartennero anche ai
Marchesi di Barolo e si chiamavano pure
"Vigne 'd ca" perché prossime alla
masseria, mentre oggi la proprietà è
frazionatissima e conta una moltitudine di piccoli
proprietari.
Scendendo verso fondovalle, toccando la frazione di
Sorano, si prosegue fino ad incontrare le tenute
Fontanafredda, già casa di caccia di Vittorio
Emanuele II ed ora grande azienda enologica sui cui
tondeggianti dossi sono a dimora curatissimi
vigneti. All'epoca dei soggiorni del re, il semplice
padiglione sorgeva in una radura al centro di una
fitta boscaglia. Soltanto più tardi, nel decennio
1878-88, il conte Emanuele di Mirafiori e di
Fontanafredda fese disboscare e dissodare i terreni
ereditati dal padre e provvide alla piantagione dei
vigneti ed alla costruzione di vasti fabbricati per
la vinificazione. Nel tufo della collina furono
scavate le immense cantine per l'invecchiamento, che
vi si addentrano come una miniera. |
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Panorama
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Il castello
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La chiesa
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