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I Comuni delle Langhe

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Murazzano

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Nella parte ala del paese una torre quadrata di 33 metri è quanto resta dell'antico castello, acquistato nel 1463 dal duca Lodovico di Savoia che lo definì "clavem et clipeum patriae pedemontanae" per la sua posizione strategica; pochi anni dopo fu occupato dalle truppe di Lodovico II di Saluzzo, ma poi tornò nel 1487 ai Savoia con Carlo I. Il prolifico Duca Carlo Emanuele I lo diede, con titolo di marchese a Carlo Umberto, nato da una sua relazione con Margherita Riva Rossignone; questo ramo spurio dei Savoia non ebbe però seguito perché il primo marchese di Murazzano, sposo di Claudia Ferrero Fieschi, morì nel 1663 senza discendenza ed il feudo passò ai Rivarola, ai Di Negro ed ai Berzetti Pettenati, ultimi a portare il tirolo.
La chiesa parrocchiale di San Lorenzo è fiancheggiata da un bel campanile trecentesco; nei pressi, salendo al giardino che circonda la torre, è un vecchio cimitero abbandonato. Notevole in paese è anche il santuario della Madonna di Hal di forme barocche, con begli altari, vecchi legni scolpiti e una statua della madonna di pregevole fattura. Il quadro della vergine che vi si venera è una copia di quello di Hal, cittadina delle Fiandre, caro alla devozione del condottiero genovese Ambrogino Spinola, la sorella Maria fece riprodurre l'immagine per portarla a Murazzano. 
Tra i prodotti tipici del paese, dove di tiene al venerdì il mercato, figurano le robiole o "tome". Robiole che, se autentiche e prodotte di solo latte pecorino, costituiscono vanto di inimitabile di alta gastronomia per tutta la zona. La robiola "autentica" può essere posta a maturare fini a formare i famosi "vermicelli" (dal che il nome di formaggio che cammina) ma senza mutare la sua caratteristica, solo diventando sempre più forte fino a trasformarsi nel celebratissimo "bross".
Il "bross" è un formaggio sapidissimo, che lascia in lacrime chi non è abituato a consumarlo, anche se tale aggressività può essere contenuta con costanti aggiunte di latte fresco durante il processo di fermentazione naturale. La gente di Langa però, preferisce il "bross" nella sua espressione più forte, che ne fa anzi l'ingrediente principale di un piatto davvero caratteristico, detto "carbonà": con esso si intende una lunga mangiata di fette di pane abbrustolito, sulle quali appunto il gagliardo formaggio viene abbondantemente spalmato.Come si può intuire una logica conseguenza è qualche buon bicchiere di vino per placare gli ardori di fuoco.
Meriterebbero un libro i personaggi illustri di Murazzano, sui quali gli spazi contenuti di questo scritto costringono ad un semplice cenno. Ricordiamo l'agostiniano scalzo Giuliano Gallo, il "Padre Cristoforo" della peste di Torino del 1630, perito vittima della sua carità esercitata tra i contagiati del lazzaretto delle Maddalene presso il regio Parco;  i medici della famiglia Adami, una dinastia famosa dell'arte sanitaria in Piemonte: Francesco Andrea,professore di istituzioni mediche dell'Università di Torino e poi alla corte di re Carlo Emanuele III; suo nipote Giuseppe Maria, medico di Vittorio Amedeo III che lo creò conte di Bergolo; Evasio medico ufficiale di Vittorio Emanuele II. Ad un altro figlio di Murazzano toccò il compito di assistere Vittorio Emanuele II nell'ultima malattia: il sen. Lorenzo Bruno già insigne docente di clinica chirurgica per un quarantennio alla cattedra di Torino. La singolare prerogativa di Murazzano è quella di avere fornito, per un secolo e mezzo, i custodi della salute dei capi dello stato piemontese e poi italiano.

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La Madonna di Hal

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La torre

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Il mulino a vento

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