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I Comuni delle Langhe

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La Morra

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La Morra si trova su una delle più alte fra le colline della sponda destra del Tanaro. Entrando in paese si arriva subito alla piazza centrale dedicata ai Martiri Patrioti, 32 giovani combattenti della formazioni autonome e garibaldine trucidati dai nazifascisti il 29 agosto del 1944e ricordati da in cippo eretto nel ventennale della Liberazione. Presso il luogo dell'eccidio, all'inizio della strada che scende ad Alba si può vedere ai piedi della collina, il grosso borgo dell'annunziata, progenitore di La Morra perché li si stabilirono, prima del mille, i fondatori dell'attuale abitato, cercando rifugio dalle scorrerie dei Saraceni, in vetta alla collina.Qui sorse nel Medioevo, un forte castello difeso da potenti bastioni e da una cinta muraria da cui si aprivano i ponti levatoi delle due porte del Mercato e di San Martino, demolite tra il Settecento e L'Ottocento, quando ormai il borgo fortificato aveva perduto ogni importanza militare. Fin dal 1544 infatti, durante le guerre tra Francesco I e Carlo V, i francesi avevano condannato alla distruzione quella che era una delle meglio munite piazzeforti dell'albese, soggetta ai marchesi monferrini, poi ai duchi di Milano ed infine alla casa d'Austria.
La Morra ebbe per feudatari, dal 1340 con titolo di signori, i nobili Falletti, primo ad averne titolo fu Pietro Falletti, capo di guelfi ad Alba, che ebbe il castello e le sue terre da Giovanna I di Napoli in compenso della vittoria riportata su ghibellini piemontesi. Da quel tempo le vicende di La Morra sono strettamente connesse con quelle dei Falletti, gente ambiziosa, audace, intraprendente, valorosa in guerra, generosa a suo modo ma estremamente turbolenta, sempre pronta ove si accendesse una lotta a parteggiare per uno dei contendenti. Di qui una storia in cui le pagine nere di assedi, saccheggi, incendi e devastazioni, prevalgono su quelle bianche di serena prosperità all'ombra protettrice di quei feudatari attaccabrighe, placatisi solo nel Settecento dopo aver raggiunto in Piemonte quella posizione di prestigio e di ricchezza in cui non c'è più nulla da ambire.
Il paese è arroccato, nella sua parte più antica, sulla sommità della collina e vi si sale per una strada in forte pendenza, tra vecchie case con resti medievali; sulla sinistra la chiesa barocca della Confraternita di San Sebastiano, datata 1700 (campanile 1766). Si raggiunge così la spianata dell'antico e rovinato castello, "convertito in utile opera - come si legge su una lapide del 1834 murata sulla torre municipale - per generosa, spontanea cessione dei munificentissimi personaggi marchese Tancredi Falletti di Barolo e conte Giacinto Falletti di Rodello". E' una grandiosa balconata protesa sulle Langhe che offre una veduta da togliere il fiato.
Al centro della piazza è un monumento dedicato al maestro e direttore di banda Giuseppe Gabetti (1796-1862) autore della "marcia reale", composta nel 1832 su commissione dell'allora suo colonnello Ettore De Sonnaz. Quella musica un po' saltellante pare essergli stata ispirata dalle opere di Rossini e di Donizetti, anche se Umberto Calosso ha ipotizzato che buona parte del merito andasse al barolo; ma il Gabetti, allora poverissimo, il barolo non se lo poteva permettere tant'è vero che per arrotondare il magro stipendio, ogni sera, smessa la divisa, andava a suonare come violinista nell'orchestra del regio teatro di Torino. Il vino regale allietò invece la sua vecchiaia da benestante, a La Morra, circondato da figlie e nipoti.
Due altri ricordi marmorei, dedicati al tenente Edoardo Barberis, immolatosi a Derna nel 1911 ed a Don Stefano Oberto, cappellano del battaglione alpino "Dronero", caduto a Oranki, sul fronte russo nel 1943, medaglia d'oro al V.M., testimoniano dell'eroico sacrificio a La Morra.
Il belvedere trova complemento in un albergo di buona reputazione che si adorna di una posticcia merlatura medievale.
Riprendendo il cammino verso il basso si incontra il settecentesco palazzo Falletti di Rodello (ramo cadetto di quelli di Barolo) ora passato ad uno dei Cordero di Montezzemolo; lo fiancheggia una cappella gentilizia che ha la grazia tornita di un mobiletto barocco.
Belle chiese sono la parrocchiale di San Martino, costruita nel 1695 su disegno di Michelangelo Garove, un architetto spagnolo che operò in Piemonte tra la fine del secolo XVII e l'inizio del XVIII, e quella della Madonna del Buon Consiglio.  
Sull'eccellenza del Barolo di La Morra, che merita tutti gli onori e gli aggettivi encomiastici, citiamo un elogio di Papa Pio VII. Il pontefice, che si vuole essere stato, da novizio, nel convento dell'Annunziata, anni dopo, ossequiato ad Asti dal sindaco del paese mentre si recava a Parigi per l'incoronazione di Napoleone avrebbe esclamato: "La Morra! Bel cielo e buon vino". 

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I vigneti

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Panorama

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Il monumento al vignaiuolo

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La chiesa

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La torre

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