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Trovandosi
sulla fondovalle Tanaro, da Monchiero in direzione
Bra, si incontra il bivio per Cherasco perfetto
reticolo di vie perpendicolari in perfetto stile
romano. Subito entrando in via Cavour, sulla
sinistra si trova l'interessante chiesa
gotico-romanica di S. Mattino, qui
riedificata nel sec. XIV da villici di Rivalta
(sulla collina di La Morra), dove preesisteva al
secolo X, rifugiatisi fra le sue mura; sulla
facciata sono murati parti di sculture anteriori al
mille, un bassorilievo raffigurante il santo
titolare ed il resto di un antico pluteo (qui
trasportati dall'antica pieve).
Poco oltre, presso l'incrocio con la via omonima, è
San Pietro, chiesa parrocchiale vicariale,
che è la più antica della città. Essa, pure
parzialmente ricostruita nel sec. XIII con materiali
provenienti dalla
priorale benedettina di Manzano, al di là
del Tanaro (i monaci continuarono ad officiarla
anche in Cherasco, dal 1228 al 1336) ha una
splendida facciata romanica spartita da lesene in
tre campi, attraversati da loggette, orcioli
maiolicati e testine scolpite dell'età romana. Il
portale centrale che è l'originale (d'epoca
posteriore gli atri due) è fiancheggiato da un
fregio di marmo e da due lapidi romane. Non meno
importante il campanile romanico, con
trifore, bifore e monofore, affrescato nell'interno
da una ottima “Crocifissione”, datata 1448. Le
tre navate della chiesa, maltrattate da restauri del
1740 e successivi, sono divise da pilastri;
ragguardevole una cappella laterale del ‘500 in
marmi bianchi di Valdieri e neri di Ormea; buoni
affreschi ottocenteschi di Luigi Morgari.
Raggiunto poco oltre il quadrivio che è un po' il
cuore della città, con la rettangolare torre
del Comune (sec. XV), a portici ogivali,
conviene volgere a destra, pervenendo all'arco
del Belvedere o della Madonna, a tre
fornici, con statue, eretto nel '600 in adempimento
di un voto della città scampata alla peste; dà
accesso al giardino pubblico, con ampia vista sulle
colline dell'oltretanaro e sulla cerchia delle Alpi.
Un viale porta alla piccola chiesa
settecentesca della Madonna delle Grazie,
opera dell'architetto Nicola Vercellone, eretta sui
bastioni di un tempo intorno ad un antico pilone
del sec. XV su cui è affrescata una Vergine col
Bambino. Di qui è raccomandabile una passeggiata
sul tracciato dei demoliti spalti che offre nuovi
panorami sulla
valle del Tanaro e sulle Langhe.
Di ritorno si può visitare la notevole chiesa
di Sant’Agostino, del 1672, decorata
nell'interno dall’astigiano Giovanni Carlo
Aliberti e da Sebastiano Taricco; notevoli pure una
“Strage degli innocenti” del pittore vercellese
Bartolomeo Caravoglia e sculture in legno del
Clemente e del Plura. Poco lontano è l'imponente
chiesa barocca di Santa Maria del Popolo, già
attribuita al Guarini ed ora al pittore cheraschese
Sebastiano Taricco (1645-1710) di cui sarebbe
l'unica opera d'architettura che si conosca ed anche
il capolavoro; costruita alla fine del Seicento per
i padri agostiniani, ha un’alta e scenografica
facciata in cotto e l'interno a navata unica
sormontata da una vasta cupola ottagonale con
lanternino, alta 35 metri, che è una delle più
grandiose del Piemonte.
Nel vicino palazzo Barolo, che ha
magnifici alni affrescati dal Taricco, in cui tenne
le sue sedute il Senato piemontese durante l'assedio
di Torino del 1706 e dove fu ospite re Vittorio
Amedeo II, ha
sede il Museo “G.B. Adriani”, ricco di una
raccolta numismatica di 12 mila monete, di un
medagliere di oltre mille pezzi, di una raccolta
archeologica e di molti documenti di storia.
Tra gli altri monumenti sono ancora da ricordare la
trecentesca chiesa di San Gregorio ed il palazzo
Salmatoris, nel quale furono firmati la pace
del 1631 e l'armistizio del 1796, oltre ad alcuni
palazzotti e case patrizie.
Anche se si è tracciato un approssimativo
itinerario, per comodità del visitatore, un buon
consiglio è quello di non seguirlo affatto, ma di
abbandonarsi al girovagare un po' a vanvera che può
riserbare le più gradevoli scoperte. Ricca di
angoli deliziosi, di austere facciate gelidamente
rispettabili, di quiete piazzette in cui si ha
timore, come in chiesa, di alzare la voce, la città
ha una sua grazia crepuscolare ed un'eleganza
appassita ma non priva di brio, nel bel piemontese
stretto ed intriso della nobiltà più
tradizionalista, che pare aver trovato qui il suo
ultimo rifugio.
Cherasco rimane avvolta dall'atmosfera silenziosa
delle vie rimaste indietro nel tempo,
all’ottocento o addirittura al Settecento, quando
fu la più signorile delle città piemontesi,
aristocratica non meno della stessa Torino.
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Il castello
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Il palazzo comunale
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La torre civica
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La porta civica
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La porta romana
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S.Maria del Popolo
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Chiesa di S.Pietro
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