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I Comuni delle Langhe

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Barolo

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Arrivando a Barolo il paese può sembrare dimesso, rispetto a altri della zona, così incassato in una gola tra le colline.Viene da domandarsi come mai gli antichi feudatari e le loro compagnie abbiano deciso di insediarsi nella parte più bassa e non in cima ad una collina (fra tutte le otto terre del barolo è l'unica a non trovarsi in luogo elevato). Forse la risposta è che le posizioni migliori furono volutamente riservate alle viti, come quel Dosso del Cannubio da cui, secondo gli esperti, scaturisce il migliore di tutti i barolo: "il premier cru".
Il segreto del succo che gonfia gli acini del vitigno nebbiolo coltivato su queste colline privilegiate è spiegato dai geologi con le caratteristiche organolettiche del terreno, formatosi nell'età terziaria costituito da marne argillose e tufacee, ambiente  ideale per una rigogliosa vegetazione. Anche la felice esposizione al sole dei tralci ha, naturalmente, la sua parte di merito. La gran parte della popolazione locale vive di viticoltura o di attività connesse, chi non è vignaiolo è produttore od altrimenti operatore turistico.
Le infinite cure che il barolo richiede ed il lungo e sorvegliato invecchiamento in botte ed in bottiglia, necessario per renderlo perfetto al momento del consumo, impegnano per tutto l'anno e non soltanto all'epoca della vendemmia e della vinificazione, facendo del paese un'unica, immensa cantina. Questo spiega come in ogni stagione dalle strette vie acciottolate esali un vinoso profumo autunnale che si accompagna alle varie operazioni di colmatura, travaso ed imbottigliamento; un'inconfondibile e delicato aroma di viole.E' consuetudine per molti produttori ammettere i visitatori, e potenziali clienti,  ai locali di invecchiamento.
La casa nobiliare storicamente più longeva ed importante per Barolo fu quella dei Falletti, che vennero da Alba nel XIII secolo, dove erano fin dal 1192, famiglia cospicua che dava spesso al comune "credendarii" cioè consiglieri. Pervennero alla nobiltà dopo essersi arricchiti con la mercatura, fenomeno abbastanza raro in Piemonte a differenza di Genova e Firenze, ma non sconosciuto in città di intensi traffici come Asti ed Alba. Come in tutte le grandi famiglie anche tra i Falletti si ebbero i buoni ed i cattivi, ci fu chi si distinse per la carità verso i poveri, ma anche chi morì di pugnale, per aver voluto esercitare sulle giovani spose il jus primae noctis (tale vendetta fu compiuta verso il 1500 sulla piazza del paese durante una partita di pallone elastico, circostanza che attesta l'antichità di questo gioco nelle Langhe). Nella gerarchia delle cariche e degli onori ebbero arcivescovi, generali, governatori che sotto Napoleone "collaborarono" ed Ottavio Alessandro fu fatto conte e Senatore dell'Impero. L'ultimo dei Falletti di Barolo fu il marchese Carlo Tancredi (1782-1838) membro dell'Accademia delle Scienze, ciambellano di Napoleone, conte dell'Impero e dopo la Restaurazione, sindaco di Torino dal 1826 al 1829. Aveva sposato nel 1807 la vandeana Giulia Vitturina Francesca Colbert de Maulévrier, pronipote del grande statista Colbert. Senza figli ed immensamente ricchi, i due largheggiarono in beneficenza. La marchesa per un cinquantennio tenne un posto eminente nella società torinese e nel suo salotto si davano convegno uomini come Cesare Balbo, Pietro di Santarosa, Federico Sclopis, Cesare Alfieri, Camillo Cavour e suo fratello Gustavo, ambasciatori, artisti e letterati. Silvio Pellico, reduce dello Spielberg, fu da lei chiamato ospite gradito nella sua casa, dove visse dal 1834 al 1854, con mansioni di segratario.
Giulia di Barolo coadiuvò efficacemente le autorità nella riorganizzazione delle carceri ed è merito suo se vi furono introdotti, insieme con un trattamento più umano, il lavoro e l'assistenza di un cappellano. Pensò pure alle ragazze più povere e fondò per loro istituti di educazione ed istruzione. Nel suo testamento lasciò tutto il patrimonio in beneficenza assicurando così il futuro delle sue istituzioni attraverso l'Opera Pia Barolo.
Il castello di Barolo, dopo aver ospitato per quasi un secolo un collegio fondato dalla marchesa, diventò uno studentato religioso dei padri camboniani, ed oggi la parte bassa del castello ospita una fornitissima enoteca.
All'interno del castello si possono ammirare la camera da letto in stile impero di Giulia di Barolo, una ricca galleria di pitture del Beaumont, la biblioteca che fu ordinata da Silvio Pellico e due dipinti di Massimo d'Azeglio
All'esterno dell'edificio, pur largamente rimaneggiato per adattarlo, all'inizio dell'800, a luogo di villeggiatura, conserva struttura medievale nella sua massiccia mole quadrilatera, un torrione merlato e varie torricelle.
Di fronte è la parrocchiale dedicata a San Donato, a cui la marchesa volle vi fosse aggiunto un compatrono San Luigi IX, re di Francia. Antica cappella gentilizia dei Falletti, poi ampliata per aprirla al culto pubblico, è rimasta tuttavia una piccola chiesa che il castello sembra opprimere con le sue mura. Sotto il presbiterio è il sepolcreto degli antichi feudatari, dalla fine del 1500 all'estinzione della casata.

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Il castello

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Il castello della Volta

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Il cedro di Barolo

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La cappella del Barolo

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