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Barbaresco,
piccolo comune della nostra Langa, è famosissimo per
l'omonimo vino che qui si produce. Il paese è molto
antico, e la zona, geologicamente, appartiene a
quella formazione che si chiama "terreno
tortoniano", uno dei quattordici strati di cui
sono formati i terreni sedimentari che compongono il
bacino del Piemonte. Queste colline, furono messe
allo scoperto dalla potente erosione del Tanaro, che
spazzò via tutti gli strati sovrastanti arrivando
fino al tortoniano. Le marne piuttosto argillose
della zona si imbevono alquanto di acqua,
costituendo zone non troppo soggette alla siccità e
quindi adatte alla viticoltura. Le stesse marne
tortoniane sono spesso utilizzate per la costruzione
di laterizi, e gli antichi Romani avevano in
Barbaresco importanti fornaci di vasi, mattoni e tegole. Alcune sorgenti della zona sono salate, e
durante l'ultimo conflitto mondiale le loro acque
venivano usate dalle massaie, ad esse costrette
dalla scarsità di sale da cucina in commercio.
Numerosi sono in zona i pozzi artesiani le cui acque
contengono zolfo e magnesio.
Il paese è situato in amena posizione,
di dove si domina tutto attorno una vasta cerchia di
colli. Tutto il suo territorio , occupato in origine
dai liguri Stazielli che qui vennero a rifugiarsi
all'epoca della conquista romana (191-100 a.C.).
prese il nome di "Barbarica Sylva", per
l'abitudine appunto dei romani di chiamare barbari
tutti glia altri popoli. Altri vogliono invece far
risalire il nome del paese ai Saraceni o
Barbareschi, che nel 900 invasero le Langhe
giungendo a saccheggiare Alba.
Notevole è il castello, già dei
marchesi di Monferrato ed è particolarmente famoso
per la donazione fatta dal marchese all'Abate di
Fruttuaria, Guglielmo, donazione confermata nel 1014
dall'imperatore Enrico II. Nel 1631, col trattato di
Cherasco, passò alla casa dei Savoia.
A picco sul Tanaro sorge poi la bellissima
torre che serviva particolarmente alle
segnalazioni, con quasi certezza risalente al
periodo romano, alta 36 metri. Anticamente era
ricoperta dal tetto, che le fu tolto nel 1821,
quando per l'arrivo del re Vittorio Emanuele I e
della regina Maria Teresa, il comune fece accendere
sulla sommità della torre, in segno di gioia, un
grande falò: eccessivo slancio di fedeltà
dinastica che, oltre a danneggiare il bellissimo
monumento, lo rese indifeso alle aggressioni delle
intemperie.
Il vino qui prodotto già godette buona fama presso
i romani e la conservò nei secoli a venire.
Notissimo anche all'estero, esso è secondo comune
definizione: vino squisito, dal grazioso profumo di
viola, meno alcolico e meno austero del barolo, ma
più morbido, più pronto alla consumazione. L'uva
che lo produce deriva dal vitigno nebbiolo, lo
stesso che produce il barolo, il carema, il lessona,
il gattinara, il ghemme.
Numerosi sono in paese i produttori del barbaresco
ed esiste inoltre il Consorzio dei Vinificatori. |
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Panorama
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Il castello
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La torre
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