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nocciolo e la sua storia| |nocciola
tonda e gentile delle Langhe| |micorizzazione
con il tartufo| |i nostri
consigli|
Il
nocciolo e la sua storia
Il
merito
di aver sperimentato e poi propagandato l'impianto
dei noccioleti in tutto questo vasto comprensorio
dell’Alta Langa, dopo aver riconosciuta l'idoneità
del terreno, del clima e dell'altitudine (fra i 500
ed i 700 metri) ad una buona fruttificazione va
all'On. prof. Emanuele Férraris, garessino di
nascita ma langarolo d'elezione, avendo speso per
oltre un trentennio nell'Albese la sua proficua
attività di “cattedratico”. Proprio nella
campagna di Feisoglio egli creò quelle che
furono
le colture-pilota del prezioso nocciolo, dimostrando
la maggior produttività (fino a 4 quintali
di frutto secco con guscio per giornata) e la
miglior resistenza della pianta alle affezioni
organiche e parassitarie rispetto alla vite,
nonostante la proverbiale resistenza del dolcetto
delle Langhe e la sua rusticità che gli consente di
acclimatarsi e di giungere a maturazione anche a
quote alquanto elevate.
Prima d'allora, infatti, quasi tutti i contadini
puntavano sul vigneto, in coltura specializzata o
mista ed anche dopo il grande flagello fillosserico
e peronosporico del 1879-81, che tutto devastò, non
ebbero altro pensiero che la ricostituzione. Oggi la
vite, poco adatta a questa zona, è praticamente
abbandonata. Fu la spontanea gratitudine popolare a
decorare il benemerito agronomo.
La varietà di nocciolo diffusa in tutta la plaga
circostante è chiamata “gentile del
Piemonte”, caratterizzata da un guscio
molto, duro e completamente pieno il che consente
buone rese ai coltivatori.
È ritenuta la miglior nocciola per uso
industriale, preferita a quella romana, napoletana e
siciliana, come alle avellane importate dalla Spagna
e dalla Turchia.
Viene impiegata nell'industria del cioccolato che ha
ad Alba un noto e vasto complesso aziendale e nella
fabbricazione del torrone, attività antichissima e
famosa pure di Alba: proprio le nocciole langarole
assicurano al torrone locale friabilità e grato
sapore, unitamente al miele di fior di robinia.
Gli stessi gusci delle nocciole vengono usati come
combustibile, mentre con il legno del nocciuolo si
produce una brace finissima, che viene usata nella
fabbricazione delle carbonelle da disegno e della
polvere da sparo.
Tra i centri maggiori per la coltivazione del
nocciolo ricordiamo, oltre Feisoglio, Cortemilia
(che ne è il principale mercato), Torre Bormida,
Perletto, Gorzegno, Cravanzana, Rocchetta, Cossano,
Roddi e Trezzo Tinella, questi due ultimi nella
Bassa Langa.
La
nocciola tonda e gentile delle Langhe
Il
nocciolo è una pianta da frutto che in questi
ultimi vent'anni ha avuto notevole sviluppo in varie
località dell'Italia settentrionale e
centro-meridionale; perché le richieste all'interno
e dall'estero sono aumentate; e le zone
collinari lasciate libere da altre culture e
talvolta abbandonate, sovente sono state investite a
noccioleto con buoni risultati economici.
La varietà più coltivata nel settentrione, ed in
modo particolare nelle Langhe, è la nocciola “Tonda
gentile del Piemonte” o “nocciola delle
Langhe”, con frutti di media
grossezza, rotondeggiante, guscio duro,
completamente pieno, seme profumato. E' considerata
una nocciola di grande pregio e merita di essere
maggiormente diffusa. E' la più pregiata e
richiesta per l'utilizzazione industriale: ad Alba e
Cortemilia si ritiene sia la migliore nocciola del
mondo.
La produzione di un ettaro di noccioleto
specializzato delle Langhe si aggira dai 18 ai 24
quintali di nocciole secche con guscio; le piante
iniziano la produzione al quinto-sesto anno del
piantamento ed arrivano in piena maturazione al
dodicesimo anno. Il periodo economico produttivo è
di 40-50 anni, ed il ciclo di vita di oltre 70-80
anni.
Nella Langa la raccolta si inizia verso il 15
settembre; la produzione media annuale conseguibile
in un terreno di buona fertilità e da un impianto
razionale, si aggira da 18 a 25 quintali di nocciole
secche con guscio, per ettaro.
Il frutto staccato dalla pianta essicca in
due o tre giorni; non deve essere colpito dalla
pioggia per non essere deprezzato. Il calo per
essiccazione è del 15-20 per cento.
Il rapporto in peso tra il seme (gheriglio) ed il
guscio varia dal 40 al 50 per cento secondo la
varietà. Il rendimento in olio oscilla dal 60 al 65
per cento del peso del seme.
Le nocciole sono consumate, fresche o secche, nelle
mense o utilizzate industrialmente. La loro
richiesta da parte dell'industria dolciaria, che ne
è la massima utilizzatrice, è in continuo aumento
poiché esse, per merito dell'inconfondibile aroma,
del delicato sapore e dell'alto valore energetico
che posseggono, rappresentano una delle materie base
largamente impiegate per la fabbricazione di una
multiforme serie di prodotti dolciari. Così
sgusciate e torrefatte, intere o rotte in pezzi
grossolani o trasformate in pasta, sono utilizzate
per preparare cioccolati, cioccolati nocciolati,
cioccolati giandoja, cioccolatini, torroni,
croccanti, gelati, creme per copertura, pasticceria
di lunga conservazione,
ecc.
Da altre industrie sono impiegate per
preparare cosmetici, profumi, saponi, medicinali.
E ancora, l'olio che si estrae dal seme delle
nocciole, è impiegato, per certe sue
caratteristiche, in orologeria e per la
lubrificazione dei reattori.
Infine i gusci dei frutti sono utilizzati per
fabbricare la bachelite, la faesite e speciali
carboni assorbenti e sono usati come combustibile da
forno e da stufa con ottimo rendimento calorifico.
Il nocciolo rappresenta nella moderna frutticoltura
di colle e di monte una tre le piante di più alto
interesse agricolo-economico, e per la sua
abbastanza facile coltivazione e per gli elevati
ricavi ottenibili dalla vendita del prodotto, il
nocciolo ha sicuramente contribuito in modo
sensibile alla formazione di una nuova economia
collinare e montana perché permette la vantaggiosa
sostituzione di quelle colture divenute scarsamente
o affatto redditive... Inoltre rende possibile la
valorizzazione delle pendici minacciate da
degradamento idrogeologico perché il suo
fitto ed esteso apparato radicale riesce ad
imbrigliare il terreno impedendo erosioni e
movimenti franosi.
Micorizzazione
con il tartufo 
Il
nocciolo, insieme alla quercia, è l'ospite
prediletto del Tartufo bianco pregiato del
Piemonte “Tuber magnatum Pico” e del
Tartufo nero pregiato di Norcia “Tuber
melanosporum Vitt.” con i quali vive in
simbiosi. Il micelio del tartufo invade le
radichette del nocciolo, penetra nella zona
corticale e forma all'esterno un mantello fungino da
cui si dipartono le ife, che esplorano il terreno.
Queste assorbono gli elementi minerali anche da
terreni poveri e li cedono alla pianta dalla quale
il micelio trae le sostanze elaborate necessarie per
l'accrescimento. Dal micelio, in seguito a un breve
periodo di siccità estiva, si differenziano i corpi
fruttiferi che, maturando, formano i tartufi. Le
piante micorizzate di nocciolo si trovano in località
dove le loro radici, in un particolare stadio di
sviluppo, sono venute a contatto con spore di
tartufo, in favorevoli condizioni di clima e di
terreno. Però la diffusione naturale delle piante
micorizzate avviene con difficoltà, per cui, per
contare su produzioni certe, occorre impiantare
tartufaie artificiali con l'impiego di noccioli
micorizzati.
Il nocciolo viene preferito alla quercia perché, di
più rapido sviluppo, è capace di produrre i primi
tartufi a 5-6 anni dalla messa a dimora. Le piante
micorizzate si ottengono partendo dal seme. Le
nocciole dopo raccolte vengono stratificate in
sabbia umida, all’aperto. In primavera, prima
della germinazione, vengono trattate con componenti
chimici per ottenere una buona sterilizzazione; sono
poi trasferite su substrato sterile e poste in serra
a 15-20 °c. Dopo alcuni giorni i semi germinano e
quando le piantine hanno formato 4-5 foglie vengono
estirpate con cura; il fittone viene spuntato e l'apparato
radicale viene immerso per due giorni nella
soluzione di spore di tartufo. Questa soluzione
viene preparata utilizzando tartufi ben maturi che
sono stati lasciati marcire in acqua distillata per
qualche giorno, finché non si spappolano facilmente
con le mani. Le piantine si mettono in vasi di 1-2
litri, utilizzando terreni adatti. Successivamente,
vicino al colletto della piantina, si dispone un
centimetro cubo di poltiglia densa di spore di
tartufo. Le piantine, durante l'estate, vengono
irrigate e fatte crescere in zone ombreggiate fino
all' autunno, quando sono pronte per essere messe a
dimora. I terreni preferiti sono quelli ben drenati,
brecciosi, subalcalini, poveri di sostanza organica
o di sali minerali.
I
nostri consigli 
Sapori
di Langa consiglia di visitare la zona di
produzione tipica della nocciola compresa nei comuni
di Feisoglio, Cortemilia, Torre Bormida, Perletto,
Gorzegno, Cravanzana, Rocchetta, Cossano Belbo,
Roddi e Trezzo Tinella, questi due ultimi nella
bassa langa.
Il periodo migliore per visitare questa zona e
sicuramente quello che va dall'inizio alla fine di
agosto, periodo in cui si può ammirare la raccolta
del frutto.
Notevoli inoltre i prodotti dolciari tipici a
base di nocciola, per i quali invitiamo i lettori a
visitare le nostre pagine dedicate alle ricette e
alla Cascina Grangia, tutti link che potrete trovare
sulla home page. |
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