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La Grappa

|storia| |definizione| |caratteristiche| |produzione| |La Grappa di Romano Levi|

Storia Torna ad inizio pagina

Già nel 1443 si possono trovare le prime citazioni alla grappa in Piemonte rinvenute in documenti del dazio. In passato non si chiamava ancora grappa, ma bensì dialettalmente branda, il termine grappa è entrato nell'uso corrente solo nel secolo scorso, ma sicuramente le citazioni di cui sopra consentono di collocare il Piemonte tra le più antiche regioni produttrici di acquavite di bandiera.
Il grande carico fiscale a cui era sottoposta questa bevanda fornì ai Savoia e a tutto la reggenza Sabauda un supporto fondamentale per le spese belliche e di stato. Purtroppo però questo prodotto ricava scarso beneficio dai successi politici e militari dello stato subalpino, subendo sempre più la severità delle leggi e dei dazi.
Contrariamente a quello che è il pensiero comune in Piemonte le grappa non fu solamente un'usanza contadina. Anche se questo prodotto ha come base solo le bucce degli acini d'uva dei vitigni più nobili, trattate e lavorate ancora fresche di compagnia con i mosti più pregiati, l'alambicco era uno strumento comune sia al contado che alle alte sfere della nobiltà. A testimonianza della cosa si può citare l'intensa corrispondenza del Conte di Cavour con il suo cantiniere, ed anche alcune leggi che riservavano alla nobiltà alessandrina monti privilegi sempre in fatto di grappe.
Grande attenzione da parta di casa Savoia per grappa quando nel 1583 Carlo Emanuele I conferì ad un certo Orazio Senese il privilegio di "far bollire ogni sorta di liquori" e nel 1627 proibì la fabbricazione della grappa senza il consenso del Protomedico, che altri non era se non il magistrato alla sanità.
A tutte queste attenzioni facevano però da contrappeso la severità delle leggi ed il grande carico fiscale. Una fitta rete di informatori spiavano i produttori illegali e glia accensatori potevano usare contro i contrabbandieri ogni sorta di violenza. I lambiccatori Piemontesi; forti come la loro terra, non si diedero per vinti e sempre nell'illegalità progredirono con innovazioni tecnologiche di grandissima portata.
Tra le tante innovazioni va sicuramente ricordato l'apparecchio dei fratelli Stemmer di Torino che consentiva la distillazione in continuo della vinaccia un secolo prima che il disalcolatore entrasse di prepotenza nel settore. Non di minore interesse è stato l'alambicco Rocco (1870 circa) che funzionava a vapore e consentiva un'agile estrazione del cremortartaro e l'innovazione condotta con l'arrivo alla Stazione Sperimentale di Asti del Comboni (1900-1905) e quindi delle nuove teorie sulla distillazione a vinacce emerse. Non si è certi che sia figlio di queste l'alambicco a bagnomaria di stile piemontese, ma sicuramente è ancora oggi uno di quelli che meglio si presta a trattare in modo delicato vinaccia umida ma non grondante.
Per definizione legale, la grappa è l'acquavite ottenuta dalla distillazione delle vinacce fresche fermentate. 
In particolare, si chiamano grappe di monovitigno, quelle ottenute distillando la vinaccia di un solo tipo di uva, o più genericamente grappe con nomi di fantasia, quando non viene dichiarata la varietà dell'uva che ha originato la vinaccia. Attualmente, il termine "grappa" è riservato al distillato di vinaccia prodotto in Italia; alle altre Nazioni resta lecito usare solamente dizioni come "acquavite di vinaccia" o "distillato di vinaccia". In Italia, la produzione di grappa oscilla attualmente attorno ai 33 milioni di bottiglie.

Definizione Torna ad inizio pagina

Per definizione legale, la grappa è l'acquavite ottenuta dalla distillazione delle vinacce fresche fermentate.
In particolare, si chiamano grappe di monovitigno, quelle ottenute distillando la vinaccia di un solo tipo di uva, o più genericamente grappe con nomi di fantasia, quando non viene dichiarata la varietà dell'uva che ha originato la vinaccia. Attualmente, il termine "grappa" è riservato al distillato di vinaccia prodotto in Italia; alle altre Nazioni resta lecito usare solamente dizioni come "acquavite di vinaccia" o "distillato di vinaccia". In Italia, la produzione di grappa oscilla attualmente attorno ai 33 milioni di bottiglie.
L'origine di questo distillato si perde nei meandri dei secoli medievali; comunque esso è nato certamente nelle regioni settentrionali italiane, da cui le polemiche sui suoi natali scambiate tra Piemontesi, Veneti e Friulani. 
La distillazione in genere ha verosimilmente avuto inizio tra l'VIII ed il VI secolo a.C. in Mesopotamia, mentre quella applicata soprattutto al vino per ottenerne acquavite risulta citata dagli alchimisti solo dal XII secolo d.C. in avanti. 
La leggenda vuole che un ignoto legionario romano del 1° sec. a.C., reduce dall'Egitto, dove aveva trafugato un impianto di distillazione, avesse appreso le tecniche per ottenere un distillato dalle vinacce che otteneva dal vigneto di cui era assegnatario in Friuli. Lo storico Luigi Papo fa risalire la prima produzione in Friuli nel 511 d.C. ad opera dei Burgundi che dalla vicina Austria fecero una fugace apparizione a Cividale, applicando le loro tecniche della distillazione delle mele, per la prima volta con le vinacce ottenendo quindi la grappa. 
Più avanti, nel Medio Evo, nel 1451, abbiamo un primo riferimento alla distillazione della grappa quando fu inventariato tra i beni lasciati dal notaio di Cividale Ser Everardo da Cividale, "unum ferrum ad faciendam acquavitem". 
La parola "GRAPPA" o deriva dal tedesco"schnaps", che letteralmente significa acquavite o distillato, oppure più probabilmente dal piemontese "rapa" o dal lombardo "grapa", termini che si riferiscono alla vinaccia.
La grappa riveste un interesse notevolmente ampio e diversificato come importanza in tutte le Regioni italiane, ove assume talvolta dei nomi dialettali particolari. 

Caratteristiche Torna ad inizio pagina

La grappa che viene posta in commercio presenta la seguente composizione chimica media : 
acqua ( 40 - 60 % ) ;
alcol etilico ( 38 - 68 % ) ;
 alcol metilico ( max 1 ml per 100 ml di alcol anidro ) ;
alcoli superiori ( max 500 mg per 100ml di alcol anidro ) ;
esteri   ( da 100 a 600 mg per 100 ml di alcol anidro ) ;
aldeidi ( da 100 a 200 mg per 100 ml di alcol anidro ) ;
acidi ( da 50 a 1000 mg per 100 ml di alcol anidro ) .
L'acqua deriva dall'umidità delle vinacce, dal vapore utilizzato nella distillazione e dall'acqua distillata che viene aggiunta nella fase di riduzione del grado alcolico.
L'alcol etilico è il costituente fondamentale della grappa e rappresenta uno dei parametri per la sua valutazione commerciale. Esso è un liquido incolore, dall'odore gradevole e di sapore bruciante e si miscela in tutte le proporzioni con l'acqua contraendo il suo volume. Inoltre, esso è un buon solvente di molte sostanze quali resine, alcaloidi, polifenoli ed altre sostanze coloranti ed aromatiche. Questa caratteristica si sfrutta per l'invecchiamento e l'aromatizzazione della grappa. L'alcol metilico è un componente tossico per l'organismo umano. La legge ne fissa il limite massimo a 1 ml per 100 ml di alcol anidro. L'alcol metilico aumenta con l'insilamento e quando la vinaccia non è conservata bene.
Gli alcoli superiori comprendono gli alcoli che hanno più di due atomi di carbonio.
I più importanti sono : gli isoamilici, l'isopropilico, il propilico ed il 2 - butanolo.
Alcuni di questi si formano durante la fermentazione alcolica, altri durante l'insilamento delle vinacce.
Gli alcoli superiori hanno sull'organismo umano un effetto narcotico paragonabile a quello dell'alcol etilico. Nella grappa questi alcoli sono presenti in quantità molto basse per cui fisiologicamente l'effetto risulta molto modesto.
Gli esteri sono numerosissimi e molto importanti per il loro effetto organolettico. L'acetato di etile è l'estere presente in maggior quantità. Seguono il lattato di etile, il caprilato di etile, il propionato di etile, l'acetato di isoamile, l'acetato di isobutile, l'acetato di metile ecc.
Le aldeidi sono rappresentate per la maggior parte dall'aldeide acetica, ma sono presenti anche l'aldeide isovalerianica, la butirrrica, l'esilica, l'acetale ed il furfurolo.
Gli acidi presenti nella grappa sono quelli volatili che si sono formati durante la fermentazione alcolica e l'insilamento.
Il più importante è l'acido acetico, seguono il formico, il butirrico, il lattico, il propionico, l'isovalerianico, il capronico, l'enantico, il pelargonico, il caprilico ed il caprico. Gli acidi giovano alle caratteristiche organolettiche della grappa, ma solo se la loro presenza quantitativa è modesta.
Oltre ai costituenti citati, le grappe aromatizzate o invecchiate contengono altre sostanze quali alcaloidi, oli essenziali, tannini, polifenoli ecc.
Inoltre, la grappa posta in commercio può essere dolcificata con zucchero e colorata con caramello, per cui anche questi prodotti possono essere considerati costituenti.  
 
Classificazione delle grappe

Le grappe, per convenzione, vengono distinte in quattro categorie :
1 ) Grappe giovani : sono quelle conservate in contenitori diversi dal legno dove hanno affinato le loro caratteristiche, che però non risultano arricchite da componenti diversi da quelli che avevano al momento della distillazione.
2 ) Grappe invecchiate : sono quelle che hanno soggiornato per un periodo più o meno lungo in fusti di legno di rovere, frassino o altre essenze legnose, acquistando caratteristiche diverse da quelle che avevano al momento della nascita.
3 ) Grappe aromatiche : derivano da varietà di uve il cui particolare aroma viene trasmesso al distillato ( grappe di moscato, di malvasia ecc. ).
4 ) Grappe aromatizzate : sono quelle ottenute per mezzo della macerazione con piante officinali, che conferiscono alla grappa un determinato aroma ( grappa alla ruta, alla genziana ecc. ).

Valutazione organolettica della grappa

Per esaminare in modo completo la qualità di una grappa, occorre fare una valutazione sia
gustativa, sia olfattiva e visiva.
Per quanto riguarda l'esame visivo si considerano due aspetti : la limpidezza e la tonalità del colore. La limpidezza è un requisito fondamentale per una grappa che viene posta in commercio. Eventuali velature o sospensioni polverose sono indice di una cattiva lavorazione.
La tonalità del colore dà una prima indicazione sulla categoria di appartenenza della grappa. Le grappe giovani sono bianche cristalline; quelle invecchiate hanno un colore variabile dal bianco ad un bianco - giallognolo.
Le grappe aromatizzate sono colorate dal pigmento contenuto nella pianta infusa. Così, ad esempio, le grappe alla ruta hanno riflessi verdognoli, le grappe al mirtillo hanno una colorazione rossa - violacea.
L'esame olfattivo si fa in base alle sensazioni derivanti dagli elementi volatili contenuti nella grappa. La loro presenza è notevole, tale da rendere difficile questa fase dell'esame organolettico.
Le sensazioni olfattive derivano da tre gruppi di composti chimici : aldeidi, esteri e alcoli.
Le aldeidi conferiscono un profumo erbaceo che superata una certa intensità si trasforma da caratteristica di pregio in difetto marcato. I composti più rappresentati come quantità e come soglia di percezione sono l'acetaldeide e l'isovaleraldeide.
Gli esteri conferiscono sensazioni diverse a seconda del loro peso molecolare. Al gruppo più volatile corrisponde un profumo leggero di solvente o di fruttato. A quello a medio peso molecolare un profumo di frutta esotica, mentre gli esteri ad alto peso molecolare danno una sensazione oleosa, rancida, non gradevole.
Il lattato di etile conferisce una sensazione gradevole che ricorda il lampone, ma solo se è presente in piccole concentrazioni.
Gli alcoli superiori conferiscono una sensazione alcolica. Se contenuti entro determinati limiti apportano alla grappa un carattere positivo e tipicizzante.
L'esame gustativo si esegue introducendo in bocca una piccola quantità di grappa che viene deglutita. In successione si avvertirà: la sensazione alcolica, il gusto dolce, l'acido, l'amaro e globalmente le sensazioni tattili. Infine, aprendo leggermente la bocca ed inspirando aria si potranno analizzare le sensazioni gusto - olfattive.
I sapori presenti in una grappa sono il dolce, l'acido e l'amaro; il resto delle sensazioni gustative è rappresentato dalle sensazioni tattili.
Il dolce è conferito dal gruppo degli alcoli e dal saccarosio che può essere addizionato a norma di legge fino al 2% .
Il sapore acido viene conferito dagli acidi volatili passati durante la distillazione nella grappa, che se presenti in piccole quantità danno corpo al distillato e risultano pertanto gradevoli.
L'amaro, se avvertito nettamente, indica una presenza elevata degli acidi butirrico e propionico, e rappresenta un difetto perché crea disarmonia. Invece, se questo sapore resta quasi impercettibile, crea un gradevole contrasto con il sapore dolce.
I polifenoli estratti dal legno durante l'invecchiamento creano una sfumatura amara, gradevole.
Il gusto di una grappa si definisce piatto se manca di acidità, secco se scarso di componenti dolci, corto se le sensazioni tattilo - gustative svaniscono velocemente, rotondo se vi è buona armonia tra tutte le componenti.
Esistono altri tipi di esami organolettici che trovano pratica applicazione.
Spesso si usa diluire la grappa con acqua a 40°C fino a portarla a 30 - 35° di alcol prima di assaggiarla. Questo procedimento è utile per ricercare eventuali difetti, ma non è molto attendibile. Infatti la diluizione riduce la concentrazione di tutti i costituenti cambiando l'equilibrio peculiare della grappa.
Un altro sistema di valutazione consiste nell'annusare il bicchiere appena vuotato o nell'annusare una strisciolina di carta bibula immersa nella grappa in esame.
Il sistema utilizzato da sempre dai distillatori consiste nel versare un po’ di grappa sul palmo della mano, che viene strofinata forte e annusata.
Questo metodo è utilizzato per scoprire elementi nascosti, ma non serve per dare un giudizio globale sulla grappa.
La differenza più importante esistente tra la grappa ed il vino, è costituita dalla gradazione alcolica che nella grappa oscilla tra i 40 ed i 60°, mentre nel vino varia da 10 a 20°.
L'alcol a concentrazioni così elevate provoca sulle mucose orali una sensazione bruciante, rendendo difficile l'analisi delle altre componenti gustative.
  La grappa non si beve come il vino: essa viene sempre consumata fuori dai pasti ed a piccoli sorsi, per cui i parametri di valutazione sono diversi.
Un'ultima osservazione riguarda il bicchiere più adatto per degustare la grappa. Si   usa il " tulipano piccolo " o il tipo " INAO ridotto ". Altre forme di bicchiere che concentrano o disperdono i profumi sono senza dubbio da scartare.
La grappa va degustata a temperatura ambiente, sui 18 - 20°C.

Le alterazioni della grappa 

Alterazioni della limpidezza e del colore:
Velatura o sospensioni
Questo difetto si manifesta quando la grappa è stata diluita con acqua contenente sali di calcio, che, in ambiente fortemente alcolico, si sono insolubilizzati. Sospensioni si possono avere anche quando la riduzione del grado alcolico causa l'insolubilizzazione dei componenti a più elevato peso molecolare. Questi difetti è possibile eliminarli tramite filtrazione con coadiuvanti stretti o strati filtranti, oppure mediante una chiarificazione con complessi depuranti - chiarificanti. Colorazione gialla
Si ha quando l'alambicco o i recipienti cedono ferro. Il rimedio consiste in una chiarificazione ed in una ridistillazione.
Colorazione azzurrognola
In tal caso l'alambicco cede sali di rame. Il rimedio è come il caso precedente. 

Alterazioni all'olfatto:
Odore di muffa
Quando le vinacce, usate per la distillazione, sono affette da muffe.
Odore acetoso
La causa di questo difetto è da ricercare nelle vinacce diventate acetiche oppure in una non corretta separazione della testa per cui la grappa contiene forti quantità di acetato di etile e di acetaldeide. Il rimedio consiste in una ridistillazione con attenta separazione delle teste.
Odore di uova marce
In questo caso le vinacce hanno subito fermentazioni anomale con produzione di idrogeno solforato e di mercaptani. Per ovviare a questo inconveniente, si aggiunge solfato di rame e si effettua una ridistillazione.

Alterazioni al gusto:
Gusto di legno
Questo difetto si riscontra quando la grappa subisce cessioni di tannini troppo elevate o di tannini poco nobili a seguito di un invecchiamento troppo lungo o in botti nuove o costruite con legno non adatto. La correzione consiste in una chiarificazione con gelatina liquida.
Gusto amaro
Quest'alterazione deriva da una cattiva conservazione delle vinacce che porta alla formazione di acido butirrico e propionico, i quali non vengono allontanati durante la distillazione. Per evitare questo si deve effettuare un trattamento con chiarificanti depuranti ed una ridistillazione.
Gusto acido
Si riscontra quando la separazione dei composti di coda non è stata corretta. Allora, occorre effettuare una disacidificazione con carbonato di calcio e ridistillazione. 

Altre alterazioni :

Bassa gradazione alcolica
La causa è da ricercare in una cattiva deflammazione. Si rimedia tramite una ridistillazione.
Acidità elevata
Essa è dovuta al fatto che le vinacce distillate erano acetiche. Quindi, bisogna disacidificare con carbonato di calcio e ridistillare.
Alto contenuto in alcol metilico
Questo difetto è dovuto ad una cattiva conservazione delle vinacce e ad una imperfetta rettificazione. Il rimedio consiste in una ridistillazione.

Produzione Torna ad inizio pagina

La tecnica di produzione della grappa prevede diverse operazioni che vanno dall'insilamento delle vinacce all'imbottigliamento. Il processo viene qui di seguito schematizzato: analizzeremo in dettaglio tutte le fasi che portano all'ottenimento della grappa:

Insilamento delle vinacce

La produzione industriale della grappa, negli appositi impianti, avviene per almeno 4 - 5 mesi all'anno, perciò la vinaccia fresca può essere distillata solo per brevi periodi.
Quindi, si rende necessario un insilamento della restante vinaccia per la successiva produzione. Inoltre, vi sono le vinacce vergini e semifermentate che necessariamente devono essere insilate per consentire agli zuccheri di trasformarsi in alcol. Tecnicamente la distillazione della vinaccia fresca fornisce una grappa migliore, in quanto con l'insilamento avvengono reazioni biochimiche che producono composti che non sempre sono fattori di qualità.
Le vinacce sono insilate in vasche di cemento, in silos di cemento, in contenitori di ferro rivestiti con resine epossidiche o in tini di legno. Tutti questi contenitori devono essere puliti, indenni da muffe e da sostanze organiche inacetite.
L'insilamento della vinaccia avviene dopo l'operazione di pressatura, perché, già dopo poche ore dalla separazione dal mosto, essa può subire alterazioni tali da compromettere l'ottenimento di buoni risultati. Nei contenitori la vinaccia deve essere disposta a strati e pressata il più possibile affinché non rimangano sacche d'aria. Inoltre, gli strati superficiali di vinaccia devono essere protetti dal contatto con l'aria mediante l'uso di teli di materiale plastico.

La distillazione

La fase più importante per la produzione della grappa è la distillazione.
Nella vinaccia sono presenti numerosi componenti volatili di cui quantitativamente, i più importanti sono l'acqua e l'alcol. La distillazione è quell'operazione fisica con la quale si separano alcune sostanze che sono trasformate in vapore per essere poi ricondensate. L'operazione viene compiuta tramite il calore, con il quale si vaporizzano i liquidi, ed il freddo, che li ricondensa.
A pressione atmosferica, l'acqua bolle a 100°C, mentre l'alcol etilico bolle a 78.4°C; la conseguenza è che i vapori sprigionati dalla miscela in ebollizione contengono più alcol della miscela stessa.
Una miscela con circa il 95% di alcol ed il 5% di acqua ( miscela azeotropica ), bolle a temperatura inferiore a quella dell'alcol. Quindi, saranno i vapori di questa composizione a sprigionarsi per primi con la conseguenza che per distillazione non si può ottenere una gradazione alcolica superiore a 95°C.
Ne deriva che quando tutto l'alcol si sarà trasformato in vapore e sarà ricondensato, nella caldaia ci sarà ancora acqua. Il distillato quindi avrà un grado alcolico superiore a quello della miscela che l'ha originato.
Il punto di ebollizione di una miscela idroalcolica è intermedio rispetto a quello dell'acqua e dell'alcol e sarà tanto più vicino a quello di quest'ultimo quanto maggiore sarà la ricchezza alcolica della miscela. La temperatura di ebollizione di una soluzione idroalcolica a composizione costante, si alzerà man mano che questa perderà alcol.
In questa fase, inoltre, è importante concentrare al massimo i vapori alcolici prima di condensarli, in modo da ridurre il numero delle distillazioni che servono per ottenere un prodotto di una certa gradazione alcolica. Per fare ciò si usa un deflemmatore.
Esso, sostanzialmente, è un sistema di raffreddamento posto sulla sommità del distillatore, e storicamente ha avuto svariate forme che vanno dalla lente, alla sfera oppure semplicemente costituito da un serpentino. Il fenomeno fisico che sfrutta questo apparecchio è la differenza di temperatura di ebollizione tra l'acqua e l'alcol. In particolare al raggiungimento di una certa temperatura si formano i vapori che iniziano il loro moto ascensionale nella caldaia, e quando arrivano a contatto della parte superiore ancora fredda, si condensano e ricadono nella massa sottostante ; però tra i vapori si condenserà molta più acqua che non alcol, per cui essi quando usciranno dal distillatore avranno una gradazione alcolica superiore ai vapori che si erano formati in caldaia. Questo fenomeno avverrebbe lo stesso anche senza il deflemmatore, ma solo nei momenti iniziali; poiché, proseguendo nella distillazione, l'elmo della caldaia si riscalderebbe in maniera eccessiva e non si riuscirebbe più a condensare i vapori alcolici come precedentemente.
Quest'apparecchiatura è talmente importante negli impianti industriali, che i vapori che escono dal distillatore raggiungono anche i 95° alcolici, e quindi, non necessitano di una seconda distillazione. Nelle lavorazioni artigianali invece, non occorre arrivare a queste concentrazioni, poiché l'obiettivo è di arrivare intorno ai 50-60°, e quindi il deflemmatore è semplicemente costituito da una tela umida che va a raffreddare il coperchio della caldaia.
Per misurare il grado alcolico si usa l'alcolometro.
Oltre al deflemmatore, l'apparecchiatura per eseguire la distillazione è costituita in generale da:
· la fonte di calore, che cede energia al liquido; per un lavorazione artigianale è costituita da un fornello a gas poiché consente di avere una buona regolazione della quantità di calore da erogare.
· la caldaia, che contiene il prodotto da distillare; questa dev'essere costruita in rame (con l'esclusione di questo metallo si possono avere gusti solforati) o in acciaio inox. Questo perché materiali quali il ferro e l'alluminio, non sono adatti in quanto sono facilmente aggrediti dagli acidi delle vinacce, e oltre ad avere una vita relativamente breve, correndosi, diventano difficilmente pulibili. Inoltre i residui che rimarrebbero attaccati alla parete potrebbero decomporsi sia durante il periodo di inattività dell'apparecchio sia durante la distillazione, producendo composti che possano alterare le caratteristiche organolettiche della grappa.
· il coperchio della caldaia, detto anche elmo; esso può essere piano (se su di esso si fa scorrere l'acqua per avere una migliore deflemmazione), a forma troncoconica o di pera. Quando non esiste altra forma di deflemmazione, è bene che l'elmo della caldaia abbia la più grande superficie possibile, in modo che i vapori siano costretti ad incontrarla e per la massima parte. Per la costruzione del coperchio, come per la caldaia è preferibile utilizzare il rame o l'acciaio inox.
· il collettore che unisce il coperchio della caldaia al refrigerante, detto anche collo di cigno; per costruirlo si utilizza maggiormente il rame, e in caso di assenza di deflemmatore, è opportuno che sia abbastanza sviluppato con un'ampia sezione all'attacco della caldaia, che via via va restringendosi arrivando al serpentino.
· il refrigerante che condensa i vapori prodotti; esso è composto dal serpentino e dal recipiente. Il    serpentino costruito in rame, ha lunghezza e diametro in funzione della capacità della caldaia e della temperatura dell'acqua. Il recipiente che contiene il serpentino può anche essere di metallo diverso dal rame, ma non è consigliabile il legno poiché disperse male il calore e quindi porta a un maggior consumo di acqua.
Tutta questa attrezzatura, storicamente, prende il nome di alambicco, e si differenzia nettamente tra un tipo di processo continuo e uno discontinuo.
Nel primo caso la vinaccia entra continuamente dall'alto, incontra il vapore che la esaurisce privandola dei componenti volatili, e viene allontanata dall'apparecchio tramite una coclea. Questo tipo di distillatore è prettamente riservato ad una produzione industriale.
I distillatori discontinui, più comuni nelle piccole industrie e nella produzione artigianale, si dividono in: 
a vapore
a bagno maria
a fuoco diretto
Nei distillatori a vapore, una caldaia esterna all'alambicco produce vapore e lo immettere in delle caldaiette facendo così esaurire la vinaccia. 
Il distillatore a bagno maria è, invece, caratterizzato da una intercapedine, nella quale è    racchiuso un fluido (acqua o olio), tra la fonte di calore e le vinacce. La    particolarità di questo apparecchio è nell'evitare il surriscaldamento della vinaccia, che può portare alla formazione di furfurolo e di altre sostanze dal sapore e l'odore disgustoso.
I distillatori a fuoco diretto si differenziano a seconda che le vinacce siano sommerse nella acqua oppure poste su una griglia sopraelevata. 
Negli alambicchi a vinacce sommerse vi è un cesto che contiene le vinacce e ne    impedisce il contatto con il fondo e con le pareti, e quindi evita loro il surriscaldamento. 
Nel distillatore a vinacce emerse,    la caldaia viene divisa in due sezioni da una griglia di rame; in quella inferiore si metterà l'acqua, mentre in quella superiore, vengono poggiate le vinacce. Inoltre il vapore idroalcolico subisce una parziale deflemmazione, dovendo attraversare la massa spugnosa costituita dalla vinaccia. 
 

Rettificazione

La distillazione non darebbe luogo a molti problemi se nella vinaccia gli elementi volatili fossero esclusivamente acqua ed alcol. Invece questa materia prima contiene una moltitudine di elementi volatili che se passano nella grappa in quantità moderate, conferiscono tipicità e finezza, mentre se superano un certo limite la deprezzano e la rendono fisiologicamente dannosa. La rettificazione è quell'operazione che permette di separare le sostanze volatili di pregio da quelle meno pregiate. Mentre negli impianti industriali, formati da colonne a piatti, la rettificazione avviene in modo continuo, nella distillazione di tipo artigianale si esegue, invece, dividendo la grappa, in fase di distillazione, in tre frazioni: teste, corpo, code. Le teste sono formate dalle sostanze volatili che hanno un punto di ebollizione inferiore a quello dell'alcol etilico. Nella distillazione discontinua rappresentano la prima frazione di liquido che esce dal refrigerante. Con l'esatta separazione della frazione di testa si allontanano gran parte dell'alcol metilico e dell'acetato di etile, che in un distillato è il responsabile dell'odore acetoso. Le teste, che si eliminano con la prima frazione in uscita dall'apparecchio, possono avere una gradazione alcolica di 15 - 20°. Il corpo o cuore è formato dai composti che hanno un punto di ebollizione compreso tra 78.4 e 100°C. Se non vi sono state alterazioni, questi composti non nuocciono alla grappa, anzi fanno parte del suo bagaglio tipico. Il corpo è la frazione centrale del processo di distillazione ed è la più importante perché contiene la maggior quantità di alcol etilico e la minor percentuale di sostanze indesiderate. Nel corpo, oltre all'alcol etilico, sono presenti altri alcoli, esteri e l'isovaleraldeide. Le code sono formate dai costituenti volatili che bollono oltre i 100°C e che si raccolgono nell'ultima parte del distillato. Nella distillazione non si raggiungono mai queste temperature, ma molti di questi composti chimici sono abbastanza solubili nei vapori alcolici caldi ed in parte sono trascinati anche se non sono solubili negli stessi vapori. Gli acidi, soprattutto l'acido acetico che conferisce un sapore pungente alla grappa, devono essere separati con molta attenzione perché sono in grado di arrivare nel distillato anche se nessuno di loro ha un punto di ebollizione inferiore ai 100°C. Le code, quindi rappresentano la terza frazione di distillato. Già quando la temperatura di processo supera i 90°C, inizia l'inquinamento delle sostanze altobollenti, che sarà tanto più elevato quanto più violenta è l'ebollizione.  

Riduzione del grado alcolico

La grappa prodotta può avere una gradazione alcolica di 50- 60°C, e se non è destinata all'invecchiamento o se non la si vuole consumare con tale ricchezza alcolica, si effettua una riduzione del grado alcolico mediante taglio con acqua. Esistono delle tabelle che indicano quanti litri d'acqua bisogna aggiungere alla grappa in esame per portarla alla gradazione desiderata. Per esempio, per portare 100 litri di grappa da 40° a 55° si devono aggiungere 38.5 litri d'acqua. Con la riduzione del grado alcolico, alcuni composti solubili in miscele ricche di alcol si insolubilizzano diventando facilmente separabili con una semplice filtrazione, o con una chiarificazione. Tutto questo è un vantaggio per la stabilità della grappa nel tempo, perché si eliminano grandi quantità di acidi quali il miristico, il laurico, lo stearico, l'oleico, il linoleico, il linolenico ed i relativi esteri formati con l'alcol etilico, metilico e amilico e di acetale che s'idrolizza. L'acqua che si aggiunge per ottenere la riduzione del grado alcolico non deve essere dura. Infatti, se contenesse sali poco solubili in ambiente alcolico, questi ne comprometterebbero la stabilità originando con facilità intorbidimenti e depositi. La legge impone l'impiego di acqua distillata.  

Chiarificazione

Quest'operazione, insieme alla refrigerazione ed alla filtrazione, serve per eliminare quei difetti del distillato, che si sono originati nel tempo per insolubilizzazione di vari componenti, i quali vanno ad intorbidire la grappa. Questa, inoltre, per vari motivi può presentare difetti che devono essere eliminati.
Per la chiarificazione s'impiegano prodotti organici o minerali che, dopo averli sospesi in acqua, s'introducono lentamente nel distillato ed hanno la proprietà di flocculare trascinando sul fondo le impurità presenti. Il trattamento è molto efficace, ma bisogna tener presente che i prodotti usati asportano anche notevoli quantità di profumi, deprezzando la grappa trattata.

Refrigerazione

Questa fase ha lo scopo di favorire l'insolubilizzazione degli oli di flemma in modo da poterli separare mediante filtrazione. La grappa viene portata ad una temperatura variabile tra i - 10°C ed i - 20°C per almeno 48 ore e poi si filtra con setti in grado di trattenere gli oli insolubilizzati.

Filtrazione

Serve a rendere la grappa limpida trattenendo i flocculi di chiarificante che non sono precipitati ed altre sostanze sospese che accidentalmente possono essere presenti. La filtrazione può essere eseguita con filtri a carta o con filtri a pressione che impiegano coadiuvanti di filtrazione oppure con strati filtranti preformati. Per le piccole e medie produzioni si utilizzano filtri a pressione che impiegano strati filtranti. In genere, per ottenere una buona qualità del filtrato, occorre utilizzare strati a media e bassa permeabilità.

Invecchiamento

Invecchiare un distillato significa conservarlo per un certo periodo di tempo in fusti di legno che non abbiano subito impermeabilizzazione. Le grappe invecchiate costituiscono una grande categoria nell'ambito delle grappe, e l'invecchiamento è un mezzo di indiscutibile validità perché il produttore possa esprimere la sua maestria nella produzione di acquaviti di vinaccia di qualità. Per la grappa possiamo distinguere tra un breve (piccolo) ed un lungo (grande) invecchiamento.
Nel piccolo invecchiamento dovremmo parlare più propriamente di un affinamento in legno. Infatti, la durata è limitata a 6 - 12 mesi, le cessioni da parte dei fusti sono minime e questi possono essere di dimensioni notevoli e raggiungere anche i 6000 litri e più di capacità. In questo modo la grappa raggiunge una tinta appena paglierina o resta bianca, il gusto si armonizza ed i profumi aumentano leggermente in intensità e finezza.
Il grande invecchiamento, invece, consiste nel far soggiornare la grappa in piccoli fusti con capienza è massime di 700 litri, per periodi che vanno dai    cinque ai quindici anni. In questo caso la grappa che si ricava è completamente diversa dal distillato che si era introdotto nei fusti; infatti il colore assume un giallo che va dal "paglierino" al "dorato scarico", il profumo va ad assumere una flagranza più intensa e più armonica, ed il gusto assume un sapore rotondo con una leggera sensazione di vaniglia. L'invecchiamento produrrà le attese caratteristiche organolettiche esclusivamente se saranno rispettati tre fattori: 
·  Cessione di sostanze gradevoli da parte del legno.
·   Ossigenazione del distillato.
·    Giusto tempo di permanenza nel recipiente.
Compito del legno è quello di cedere determinati composti polifenolici quali la quercina , querecitrina , e altri tannini che conferiscono il tipico colore e la classica struttura organolettica. Il legno inoltre cede emicellulose e lignina che si idrolizzano trasformandosi in zuccheri, ammorbidendo gradevolmente il sapore. Sotto questo aspetto, oltre al rovere che è il legno più usato nella costruzione dei fusti, danno ottimi risultati il frassino ed il ciliegio. Nonostante alcune aziende aggiungono trucioli di legno o particolari sostanze chimiche, il risultato non è mai allo stesso livello di quello ottenuto facendo invecchiare la grappa nelle botti di legno. Un altro fattore importante dell' invecchiamento della grappa risulta essere l'ossigenazione. L'ossigeno che viene a contatto del distillato è quello proveniente dall'aria tramite gli infiniti pori del legno. La    grappa inoltre tende a fuoriuscire dalla botte e va ad incanalarsi nei pori del legno, risultando quindi finemente suddivisa quando incontra l'ossigeno; questo fa si che ci sia un'ampia superficie di scambio che facilita le reazioni di ossidazione a carico dell'alcol etilico e degli alcoli superiori .
Questa ossidazione porta alla formazione di acidi organici, che reagendo con gli alcoli da luogo agli esteri che conferiscono delle caratteristiche fondamentali per il bouquet della grappa.
Il terzo fattore, indispensabile per l'invecchiamento, è il tempo che il distillato deve trascorrere nel legno. I fenomeni chimici, che originano nuovi composti qualitativamente importanti, sono molto lenti; è necessario, quindi, attendere per lunghissimi periodi (anche 10 anni) che queste reazioni avvengano. Si può cercare di ridurre il tempo, utilizzando fusti di capacità inferiore, legni più porosi o più nuovi, che non siano ancora stati esauriti da precedenti partite di distillato. Queste tecniche non sono utilizzabili oltre un certo livello, poiché non possiamo forzare più di tanto senza compromettere l'eleganza, la finezza e l'armonia della grappa invecchiata.
Per la costruzione delle botti è necessario attenersi a determinate regole, poiché è indispensabile che i fusti abbiano determinate caratteristiche. Innanzitutto una volta abbattuti gli alberi (rovere,ciliegio o frassino) e ridotti in tavole, è necessario che quest'ultime soggiornino in locali areati per almeno 3-4 anni al fine di seccare il legno; questa    operazione è importante affinché buona parte dei polifenoli astringenti e amari si ossidino per trasformarsi in tannini più gradevoli. E' importante inoltre che le doghe per la costruzione dei fusti siano state ricavate spaccando il legno e non segandolo; questo, per evitare una porosità troppo elevata che comporterebbe forti perdite del distillato per evaporazione. Prima di impiegare i fusti nuovi si deve procedere a vaporizzarli o a lavarli accuratamente e con acqua bollente per eliminare le sostanze legnose facilmente solubili, ma poco gradite nel distillato. Sempre per questo motivo è bene riempire i fusti nuovi per quattro o cinque mesi, con una acquavite di minore pregio prima di utilizzarli per un grande invecchiamento di una grappa di qualità. Inoltre, nella costruzione di piccoli fusti, è indispensabile utilizzare doghe molto spesse in modo da evitare le perdite del distillato in volume, e una ossigenazione troppo spinta.
I locali dell'invecchiamento devono avere temperature medie intorno agli 20-25°C, e una umidità relativa non inferiore al 70%. Se sono troppo freddi le reazioni chimiche proprie del invecchiamento vengono rallentate, se troppo caldi, il calo della grappa per evaporazione è rilevante. Così pure se gli ambienti sono troppo secchi si ha una forte perdita in volume.    Contrariamente a quanto si pensa, è nelle cantine umide che il grado alcolico diminuisce più facilmente; questo perché l'alcol è più volatile dell'acqua ed in queste situazioni l'umidità si oppone all'evaporazione dell'acqua ma non dell'alcol. 
 

Imbottigliamento

Dopo aver verificato il giusto grado di invecchiamento, magari tramite degustazione, si confeziona la grappa in bottiglie apposite, che vanno da una capacità di 3 centilitri (mignon) ad una di 2 litri. Preferibilmente le bottiglie devono essere di vetro, poiché esso conserva nel miglior modo le caratteristiche organolettiche della grappa.  

Grappa aromatizzata e metodi di produzione

Le grappe aromatizzate rappresentano una parte molto importante nell'ambito dei distillati di vinaccia; perché le grappe oltre ad assumere delle piacevoli qualità organolettiche, acquistano dall'erba officinale impiegata, le    virtù terapeutiche associate a quest'ultima. Le sostanze chimiche, contenute nelle erbe, che sono in grado di essere solubilizzate dalla miscela idroalcolica, possono essere così suddivise :
Gli zuccheri, che terapeuticamente, oltre ad esercitare una azione energetica sull'organismo, hanno una discreta proprietà regolatrice sull'intestino.
Gli acidi organici, che sono rappresentati per la maggior parte dagli acidi malico, ossalico, citrico, succinico, tartarico.
I fenoli, rappresentati dai tannini, dagli antrachinoni e dai composti floroglucinici; le loro proprietà terapeutiche riguardano una azione astringente, purgante, e tenifuga.
Le saponine triterpeniche, che favoriscono la diuresi, l'espettorazione e la sudorazione
 Gli steroidi, che comprendono i glucosidi e le saponine steroidiche. I primi utili    negli scompensi cardiacaci, mentre le seconde hanno effetti analoghi a quelli delle saponine triterpeniche.   
Gli alcaloidi, che stimolano la respirazione, aumentano la sudorazione e la salivazione, ed agiscono in vario modo sul sistema nervoso, digerente e cardiocircolatorio.
Le essenze, che hanno una grande importanza dal punto di vista organolettico.
Le resine, che    svolgono sull'organismo umano funzioni importanti a livello dell'apparato respiratorio e digerente.
La preparazione delle grappe aromatizzate può avvenire sostanzialmente in due modi :
aggiungendo le erbe come tintura alcolica.
mediante macerazione nella grappa di una pianta officinale (o parte di essa ) allo stato fresco o essiccato.
La tintura alcolica di un'erba officinale si prepara facendo macerare l'erba in alcol di una determinata gradazione, per un periodo di tempo che oscilla dai cinque ai dieci giorni. In genere si utilizzano cinque parte di alcol per ogni parte di erba officinale. Allo scadere del termine fissato, si separano le parti solide dalla fase liquida mediante filtrazione oppure pressatura, e si ottiene la tintura alcolica che verrà addizionate alla grappa nella quantità voluta; per legge l'alcol aggiunto con la tintura non deve essere superiore al 3% rispetto a quello contenuto nella grappa. Questo tipo di preparazione è comodo perché permette di aromatizzare la grappa di volta in volta, partendo sempre dalla stessa base ed aggiungendo questa o quella tintura alcolica. Inoltre questo tipo di processo consente di scegliere il grado ottimale di aromatizzazione facendo magari delle prove in piccolo.
La macerazione diretta della pianta officinale nella grappa si esegue immergendo l'erba, in dovute proporzioni, nella grappa già portata al tenore alcolico che dovrà avere quando verrà consumata. Il tempo di macerazione varia in considerazione della pianta officinale utilizzata, e della gradazione alcolica della grappa (più è elevata, più sarà forte l'effetto solvente, e meno tempo occorrerà). Il periodo di macerazione deve terminare quando l'acquavite ha estratto, nella giusta misura, i principi aromatici buoni e non ancora quelli sgradevoli. Ecco perché non è raccomandabile lasciare le erbe dentro la grappa fino a che essa non sia consumata. Dal punto di vista qualitativo non c'è molta differenza nell'usare una pianta fresca o una essiccata; indubbiamente è più comodo il secondo sistema perché qualsiasi erba è facilmente reperibile in erboristeria.
Nelle grappe aromatizzate viene sempre più o meno aggiunto un quantitativo    di zucchero, perché esso migliora il sapore rendendolo più armonico. La legge ne consente un'aggiunta massima del 2%; a livello casalingo se ne può aggiungere anche il 5-6%, ma se si aumenta questo componente ci si avvicina sempre di più al liquore, allontanandosi dalla grappa.
La grappa che si utilizza nelle preparazioni deve essere di buona qualità; infatti, è erroneo utilizzare una grappa scadente pensando che il sapore venga mascherato dall'aromatizzazione. In genere succede il contrario, si formano combinazioni che danno un sapore molto sgradevole. E' da tenere presente, inoltre, che diluire una grappa aromatizzata è rischioso, perché alcuni componenti possono insolubilizzarsi provocando un intorbidimento, e ci possono essere alterazioni nell'armonia del gusto.
Al termine dell'aromatizzazione è sempre bene eseguire una filtrazione per rendere più limpida l'acquavite.

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