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Il Formaggio
Il
Piemonte custodisce tradizioni secolari nel campo dell’arte casearia,
le origini di questa “scienza” provengono addirittura del medioevo
nel periodo Carolingio; la stessa parola formaggio deriva dal latino
“formalus” riferendosi alla forma, essendo il formaggio latte
lavorato e racchiuso in una forma.
Il formaggio Piemontese forse più famoso è il gorgonzola, tipico
prodotto della zona a confine tra il Piemonte e la Lombardia, ad esso si
affiancano altri sette formaggi riconosciuti con la certificazione
D.O.P. (denominazione di origine protetta), ma non c’è in Langa ed in
Piemonte che non presenti una sua particolare specialità di latte ovino
caprino o vaccino.
Abbinamento immancabile per i prodotti caseari è sicuramente con i
classici grandi rossi di langa, oppure più arditamente abbinabile a
passiti della nostra terra.
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Murazzano
DOP
Formaggio
cuneese a denominazione d'origine controllata, prodotto
nella zona di Murazzano, nell'Alta Langa; è uno dei
componenti più pregiati della famiglia delle Robiole
piemontesi.
In origine era ottenuto da latte di pecora, oggi la versione
originale è sempre più rara, poiché la legge di
disciplina consente l'uso di un 40% di latte vaccino. E'
prodotto in piccole forme cilindriche di 10-15 cm di
diametro, pasta morbida e consistente; la crosta e molto
sottile e stagionando assume un caratteristico colore
rossiccio. Da questo colore sarebbe venuto il nome "rubeola",
quindi robiola.
Il Murazzano è tipico da tavola; spesso viene servito con
pepe e olio extravergine di oliva; lasciato invecchiare può
essere grattugiato.
Il Murazzano Dop deve essere avvolto nella caratteristica
carta triangolare con su impresso il marchio del Consorzio. |
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Toma
Piemontese DOP
Il
Toma Piemontese è un formaggio semicotto, prodotto
esclusivamente con latte di vacca. Si individuano due
tipologie: la prima ottenuta con latte intero; la seconda,
con latte parzialmente scremato, che prende il nome di
"semigrasso". Presenta una doppia marchiatura:
quella di origine, fatta al termine della produzione e
quella di qualità, consistente in una etichetta cartacea,
apposta prima della vendita.
L'etichetta cartacea presenta un'immagine stilizzata di una
bovina in blu ed in bianco, la scritta "Toma
piemontese" entro una corona circolare esterna
tricolore verde, bianca e rossa. Il marchio è stampato al
centro di un'etichetta bianca delimitante una fascia anulare
che può essere personalizzata dal produttore. Compaiono
inoltre il numero di identificazione dello stabilimento, il
riconoscimento della denominazione di Origine del 10 maggio
1993 e il riconoscimento DOP del 1 luglio 1996, e
l'eventuale scritta "latte crudo".
Il formaggio a pasta morbida ha una forma cilindrica a facce
piane, uno scalzo di 6-12 centimetri, leggermente convesso e
un diametro di 15-35 centimetri. Il peso è tra i 2 e gli 8
chili. La crosta del tipo "latte intero" si
presenta liscia ed elastica. Il colore è paglierino
chiaro-bruno rossiccio. La pasta ha un colore bianco
paglierino con occhiature diffuse e minute. Il sapore è
dolce e gradevole, l'aroma è delicato. Il Toma Piemontese
del tipo semigrasso ha una pasta semidura, una forma
cilindrica a facce piane, lo scalzo è di 6-12 centimetri,
leggermente convesso, il diametro di 15-35 centimetri. La
crosta è rustica e poco elastica, il colore è paglierino
carico-bruno rossiccio. La pasta ha colore bianco paglierino
con un'occhiatura minuta. Il sapore è intenso e aromatico.
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Brus
DOP
Il
Brus non è un formaggio, ma una preparazione casearia per
lo più casalinga, nata dall'esigenza di utilizzare gli
avanzi dei formaggi.
Si presenta come una pasta cremosa, spalmabile, che varia
dal bianco avorio al paglierino. Il "Grande dizionario
piemontese-italiano" del cavalier Vittorio di
Sant'Albino (dell'inizio dell'ottocento), lo definisce
"specie di cacio fortissimo, fatto con altro cacio
vecchio ed assai fermentato, impastato nell'acquavite, con
burro e alcune droghe, che poi si chiude e si conserva in
scatolette".
La tradizione vuole che si mettano in un recipiente di
terracotta i resti di vari tipi di formaggi, che si aggiunga
della grappa, si mescoli (esistono anche per questo riti
magici, un certo numero di giri a destra e a sinistra) e si
lasci fermentare a lungo la crema che ne esce. E' sempre più
difficile trovare questo tipo di Brus, spesso si trova un
prodotto meno forte, senza grappa (a volte con vino bianco),
a base di robiole.
C'è chi sostiene che il nome derivi dalla traduzione
piemontese di "bruciare"; tale può essere la
sensazione al palato di chi assaggia un Brus molto piccante.
Moltissimi ristoranti offrono il Brus in menù, è tuttavia
un prodotto tipico delle zone prealpine o dell'Alta Langa.
Lo si può trovare tutto l'anno, anche se la stagione
migliore è il tardo inverno o la primavera.
Se il gusto è particolarmente forte ci vuole un vino che
sia all'altezza. Ottimi i rossi tradizionali come il Barolo,
il Nebbiolo, la Barbera,
anche se molti conoscitori lo accompagnano con un Moscato
o un passito.
E' ancora vivo qua e là un curioso modo di dire piemontese:
"Mac l'amor a l'é pi fòrt che 'l bros", soltanto
l'amore è più forte del Brus.
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Robiola
La
Robiola, famiglia di formaggi a pasta molle, prodotta per lo
più con latte crudo, a rapida maturazione e preparata con
lavorazioni artigianali per modalità operative e qualità
di latte impiegato, è da sempre presente nella tradizione
contadina. Negli ultimi anni, dopo un momentaneo
appannamento che ne stava compromettendo la stessa
sopravvivenza, la robiola, quella delle Langhe in
particolare, ha nuovamente conquistato il favore del
pubblico.
Esempio tipico del formaggio contadino, è ricco di sapore e
valorizzato da una cultura gastronomica tesa a riscoprire le
produzioni tradizionali. A questa riscoperta ha contribuito
non poco l'attribuzione della denominazione di origine
"Murazzano", ottenuta con il decreto del
Presidente della Repubblica Pertini del 16 dicembre 1982,
alle robiole prodotte con specifiche modalità di
lavorazione nella zona collinare dell'Alta Langa, da sempre
area tipica di produzione delle robiole (o, per dirlo in
dialetto, di tume) di latte ovino. |
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Testun
Prodotto
con latte di pecora con aggiunta di latte vaccino, è un
formaggio da tavola grasso o semigrasso di forma cilindrica
del peso da 4 a 8 kg. L’aroma del prodotto fresco è
delicato, più intenso in quello stagionato. Il gusto è
dolce; on la maturazione acquista un sapore leggermente
piccante. E’ tipico delle valli monregalesi comprese tra
il Tanaro e il torrente Vermenagna. |
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Sora
(o Sola)
Formaggio
misto prodotto con latte ovino e vaccino, grasso o
semigrasso. La forma è generalmente quadrata e pesa da 1 a 4
kg. L’aroma è di latte coagulato, fragrante di erbe e
fiori di montagna.
Sapore dolce tendente al piccante con un gradevole fondo
amaro nelle forme stagionate. E’ tipico degli alpeggi della
Alta Valle Tanaro e delle zone di Ormea, Val Casotto, Valli
Monregalesi
e aree limitrofe. |
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Altri
formaggi DOP Piemontesi
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Bra
d'Alpeggio DOP
Il
Bra d'alpeggio non presenta differenze sostanziali dalla
versione di pianura se non per l'uso di strumenti e tecniche
più rudimentali.
Il latte proviene da vacche di razza piemontese, allevate in
piccole stalle, mediante foraggi locali. La scrematura del
latte della mungitura, ad esempio, avviene lasciandolo
riposare una notte nei tradizionali bacili di rame stagnato.
La temperatura di coagulazione è leggermente più alta e
viene raggiunta tramite fuoco a legna aperto.
Viene prodotto solo nel periodo estivo, quando le
mandrie sostano in montagna, da giugno ad ottobre. La crosta
e la pasta si presentano simili alle versioni tenero o duro
della produzione di pianura, come anche le dimensioni e il
peso.
Il territorio comprende i comuni della provincia di Cuneo
classificati montani ai sensi della legge specifica. |
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Bra DOP
Questo
formaggio semigrasso prende il nome dalla città di Bra, in
passato il centro per eccellenza per la stagionatura e il
commercio dei formaggi prodotti sulle alpi cuneesi.
Ha origini remote, si è chiamato nel tempo
"formaggio di Bra", "nostrale",
"grana" o anche semplicemente "formagg".
Il Bra tipico è prodotto nei caseifici di pianura
coagulando latte vaccino di due mungiture giornaliere, con
eventuali aggiunte di una piccola percentuale di latte
ovi-caprino, generalmente pastorizzato, con caglio liquido
di vitello.
Il formaggio si presenta in forme di 30-40 cm di diametro e
6-8 kg di peso, con una pasta compatta, leggermente
occhiuta, elastica, di colore variabile dal bianco sporco al
paglierino per il tenero, di colore giallo ocra per il duro.
La crosta è sottile, elastica, di colore bianco paglierino
per il tenero; dura, marrone o beige per quello più
stagionato. Ha un gusto lievemente piccante quando è
tenero, più piccante quando è duro: quest'ultimo tipo
viene in genere usato grattugiato.
Il Bra, secondo la tradizione, era in Liguria, fino a
qualche decennio fa, il formaggio di rigore per la
preparazione del pesto alla genovese.Il territorio di
produzione si estende a tutta la provincia di Cuneo e al
territorio di Villafranca Piemonte in provincia di Torino. |
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Castelmagno
DOP
E'
tra i migliori prodotti caseari del Piemonte, un mito per
gli estimatori, appartiene alla famiglia degli erborinati e
prende il nome dal comune di Castelmagno, dove si produce da
tempi antichissimi. Le sue stesse origini sono avvolte nella
leggenda, prima fra tutte quella legata al nome, che
potrebbe derivargli dal santuario di San Magno, costruito in
memoria di un soldato romano martirizzato sulle montagne
circostanti, oppure dall'imperatore Carlo Magno, grande
estimatore. In realtà le prime forme vennero prodotte nel
XII secolo, mentre una sentenza del 1277 stabilì che il
marchese di Saluzzo ne ricevesse in pagamento di un canone
annuale. Sempre nel 1200 il possesso di alcune forme di
Castelmagno fu pretesto per una guerra tra Cuneo e Saluzzo,
guerra che durò - si racconta - trent'anni, uno per ogni
forma di formaggio contesa. Cinque secoli più tardi un
decreto di Vittorio Amedeo II di Savoia ordinerà "la
regalità di rubbi nove di formaggio" e nell'Ottocento
il Castelmagno comparirà nei menù dei più prestigiosi
ristoranti d'Europa. Le due grandi guerre con il conseguente
spopolamento delle valli, ne misero in pericolo la
produzione, che fortunatamente è ricresciuta negli ultimi
decenni, fino a raggiungere la denominazione d'origine
protetta nel 1996, sancendo il legame esclusivo del
formaggio con i tre comuni di Castelmagno, Pradleves e
Monterosso Grana, piccoli paesi della parte medio-alta della
Valle Grana, in provincia di Cuneo.
Nasce dal latte vaccino di due mungiture successive, con
piccole aggiunte di latte ovino e caprino. Al termine della
lavorazione le forme vengono fatte maturare all'interno di
grotte, dove alcuni praticano la foratura, come per il
Gorgonzola, per favorire la diffusione delle muffe.
A quanto si dice, il gusto inconfondibile deriverebbe da una
particolare erba ("evax" o "eves"),
propria della zona di produzione.
Si presenta con una crosta liscia, paglierina, quando è
giovane, rugosa, dura, marrone, quando è stagionato. La
pasta è semidura, di colore bianco perlaceo, con la
maturazione si screzia di venature blu - verdastre. Le forme
hanno un diametro di 15-20 cm e pesano 2-7 kg.
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Gorgonzola
DOP
E'
il più celebre tra i prodotti caseari piemontesi. Se ne
hanno notizie che risalgono al settimo secolo e nacque,
probabilmente, a cavallo del Ticino, lungo la strada delle
transumanze. Oggi il centro di produzione è nel novarese,
mentre il nome gli viene dalla cittadina lombarda di
Gorgonzola. E' stato riconosciuto con legge del 1955: c'è
un consorzio di tutela del Gorgonzola con oltre cento soci,
infatti ogni forma deve essere marchiata.
La leggenda dell'invenzione del Gorgonzola è legata alla
sbadataggine di un pastore, che, senza avere gli arnesi
adatti alla lavorazione del latte, mise la cagliata ricavata
dal poco latte delle mucche stanche (stracche) dal viaggio
in un recipiente di fortuna. Quando, dopo qualche mese, tornò
all'alpeggio, trovò quel poco latte trasformato in uno
stracchino modificato dalle muffe, particolarmente piccante
e appetitoso. Il prodotto venne subito apprezzato e poiché
era nato nei pressi di Gorgonzola ne prese il nome.
Appartiene alla famiglia degli erborinati, così detti perché
screziati dal verde delle muffe: al latte vaccino si
aggiungono spore di Pénicillium, fermenti lattici e caglio
di vitello. Il prodotto esiste in due versioni: quella
"dolce", ormai diffusa su tutte le tavole
italiane, quella "piccante" o
"naturale", più rara, benché sia la ricetta
originale, a causa del gusto più forte, poco indicato per
il gusto medio dei consumatori.
Si presenta con una crosta ruvida, umida, tendente al
rossiccio quando è matura; all'interno la pasta è di
colore bianco, screziato di verde blu a causa delle muffe,
più o meno cremosa a seconda della stagionatura. Viene
usato in mille modi nella cucina piemontese: dal semplice
spuntino con del pane che ne esalta il sapore
inconfondibile, all'abbinamento con la mostarda d’uva;
senza dimenticare che il Gorgonzola è da sempre l'elemento
immancabile come condimento della polenta, magari
accompagnato da un buon vino rosso invecchiato. |
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Raschera
DOP
Formaggio
delle montagne cuneesi, prodotto per lo più sulle Alpi
Marittime attorno a Mondovì e in particolare sulle pendici
dell'Alpe Raschera. E' uno dei grandi formaggi piemontesi,
riconosciuto a denominazione d'origine. Si produce con il
latte vaccino, con la possibilità di aggiunte di latte
ovino o caprino, di una o due mungiture giornaliere,
preferibilmente crudo e proveniente da animali di razza
bruno - alpina
piemontese.
Il Raschera ha crosta grigio - bruna, che può presentare
tracce rossastre con la stagionatura. La pasta è di colore
avorio, elastica, con piccoli occhi irregolari e presenta
marcati sentori di foraggio e latticello. Da giovane è
formaggio quasi dolce; con la stagionatura tende leggermente
al piccante.
Si presenta con forme cilindriche di 30-40 cm di diametro, o
parallelepipedo di 40 cm di lato e un peso di circa 5-8 kg.
Per differenziarsi dalla varietà d'alpeggio la forme sono
avvolte in una carta di colore verde (gialla per la versione
d'alpeggio). |
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