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Nel
cuore delle Langhe, a poca strada da Alba, si
giunge nelle terre del Barbaresco e del Moscato;
in questa zona si trova il comune di Neive
sovrastato dall’antica torre dell’ormai
distrutto castello medievale e dal borgo antico.
Arrivando dalla parte bassa del comune e seguendo
la strada principale che lo attraversa potrà
capitare di imbattersi in una vecchia casa con
giardino delimitato dall’altrettanto antica
cancellata. Qui vive e distilla la sua angelica
grappa Romano Levi, personaggio schivo e
introverso ma di grande estro creativo. A
testimonianza di tale “selvaticità” non
troverete nulla scritto sul suo campanello e
nemmeno un’insegna che indichi la presenza della
sua distilleria, il suo laboratorio viene scoperto
e visitato solo da chi già conosce la sua
storia di artista distillatore e vuole per questo
incontrarlo... questo per dire che è
assolutamente impossibile capitare in questa
bottega per caso.
Nel cortile della sua casa passeggiano nervosi
turisti e collezionisti di ogni nazionalità
Europea e non, nella speranza che sia il giorno
buono per mettere le mani su l’una o l’altra
etichetta disegnate di pugno da Levi; spesse volte
la sorte non sorride a questi cultori della grappa
che saranno costretti a tornare a Neive in
un’altra occasione per accaparrarsi l’oggetto
del loro desiderio.
Vista la produzione molto limitata come detto
spesse volte non riuscirete a portare a casa la
grappa dell’angelico Levi ma non vi sarà mai
negata una calda ospitalità, una visita completa
alla distilleria con tanto di spiegazioni fornite
direttamente dai suoi due validi aiutanti e una
degustazione della sua grappa a disposizione di
chiunque passi per lo stabilimento.
La storia della distilleria Levi è tanto semplice
quanto affascinante: ebbe inizio quando Levi
Serafino la fondò in Neive nel 1925, ma il
destino purtroppo lo fece mancare molto
presto, già nel 1933 lasciando la moglie e due
figli, Lidia e Romano (che ai tempi aveva solo 5
anni). La moglie di
Serafino decise coraggiosamente di
continuare l’attività del marito che
passò nel 1945 nelle mani del figlio
appena diciassettenne. Come lo stesso Romano
dichiara in un'intervista : "...Poi è andata
bene che la mia mamma la distilleria l’ha tenuta
e non l’ha venduta; e nel ’45 sono rimasto io
solo con mia sorella Lidia. Cosa fare, altri
lavori? Non sapevo di preciso. Qui c’era la
distilleria, bisognava distillare. Ma se c’era
la parte bella: il fuoco, la brace, la vinaccia
che arrivava, quella roba lì dal colore allegro,
altra cosa era fare la grappa. Per fortuna,
sbagliando si impara. Comunque trattandosi di
qualcosa che si fa per ripetizione, parliamo di
qualcosa che vive, la variazione si presenta di
continuo. Infatti il contenuto di ogni bottiglia
non è uguale a quello di una bottiglia venuta
dopo. Ogni bottiglia è un individuo irripetibile,
com’è individuo a sé chi la prepara: quella
che sta vicino al legno e quella che gli sta meno
vicino, dentro alla botte...e tutto un lavoro così...".
Continuò così la strada intrapresa dai genitori
in maniera egregia e tuttora la sua grappa sgorga
dall’alambicco nel periodo che va da Settembre
ad Aprile di ogni anno. Nei primi anni sessanta
volle però differenziare la sua produzione da
quelle dei concorrenti personalizzando le
bottiglie ad una ad una con etichette da lui
disegnate o dedicate con poesie da vero artista di
vita .Le prime bottiglie con etichette manoscritte
risalgono al 1963, da allora questa sua
particolare scelta lo ha portato nel tempo ad
avere la fama e stima di eccentrico artista quale
è, prova ne è il soprannome affibbiatogli da
Veronelli: “Il Grappaiolo Angelico".
Ad oggi queste etichette sono ricercate e
collezionate in tutto il mondo, in particolare le
più pregiate sono quelle che riportano
l'allegoria della "donna selvatica".
Questa grappa per volere di Romano Levi è
prodotta con il metodo antico, con il fuoco
diretto sulla caldaia di rame all’interno della
quale si trovano vinacce ed acqua. Tutta
l’attrezzatura per la produzione è quella
originale di inizio secolo con solo pochi
indispensabili ammodernamenti. Altra particolarità
della produzione è il solo utilizzo di vinacce
esauste dell'annata precedente seccate e pressate
per fare fuoco sotto la caldaia di rame nelle
distillazioni dell'anno successivo.
Tutto profuma di storia e di poesia in questa
“fabbrica” di altri tempi, impossibile venire
in Langa e non dedicare almeno una visita ad un
personaggio tanto speciale. Ogni altra curiosità
su questo eccentrico personaggio la scoprirete da
soli visitandolo direttamente a Neive dove potrete
vedere e domandare direttamente...
"selvaticità permettendo".
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