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Ghigliano Carlo Francesco Domenico nacque a Dogliani il 9 Dicembre 1790,
dal Dottor Carlo, Chirurgo, Maggiore nel Regio
Esercito Sardo, e da Gabutti Giovanna. Fu commesso
nella farmacia Rovere, ove studiò con amore la
botanica e la chimica. A sedici anni si trasferì
a Mondovì a continuare gli studi prediletti,
presso il rinomato chimico-farmacista Basilio
Baruffi, che aveva farmacia a Breo, in via Torino,
ora farmacia Travaglio.
Il farmacista Basilio Baruffi era figlio di
Giuseppe Baruffi, al quale si intitola un istituto
Tecnico di Mondovì. Basilio aveva una figlia,
Caterina, che sposò Domenico Ghigliano, e che
ereditò, poco dopo, la farmacia paterna.
E' interessante il Decreto seguente, dato a Torino
il 5 Gennaio 1815, del Magistrato del Proto
Medicato nelle Regie Università degli Studi:
Le vantaggiose informazioni che abbiamo avute
della integrità del Signor Carlo Francesco
Domenico Ghigliano di Dogliani, e le
prove che egli ci ha dato delle sue abilità,
esattezza e perizia nell'arte farmaceutica per
esercitarla nelle città di provincia,
per mezzo li due esami da lui presi, il
primo li 2 ed il secondo li 4 del
corrente mese, giusta il prescritto delle Regie
Costituzioni e dei Regolamenti approvati dal
Magistrato delle Riforme. Ci hanno volentieri
disposti ad accordargli, per tal esercizio,
l'opportuna nostra approvazione, epperò per le
presenti, di nostra mano sottoscritte e del
sigillo nostro munite, permettiamo all' antidetto
Signor Carlo Francesco Domenico Ghigliano di
esercitare la professione di speziale in
tutti gli Stati di S. M., eccettuata
soltanto questa Metropoli, e ciò atteso anche il
giuramento da lui prestato, di bene e fedelmente
adempiere tutti gli obblighi e di osservare con
esattezza le Regie Costituzioni, come pure le
istruzioni ed i manifesti nostri.
Domenico Ghigliano, dopo la nomina, lavorò
attivamente nella farmacia Baruffi, analizzando,
studiando, preparando ed inventando, col concorso,
in seguito, del figlio Cavalier Giovanni Battista,
padre Damigella Caterina Ghigliano.
Nel 1821 i Chimici francesi Cavaintou e Pelletier
scopersero il Chinino. Essendo ciò stato
pubblicato, Ghigliano, dietro invito del bravo
Medico-chirurgo Giovanni Battista Jemina di Mondovì,
fu il primo in Piemonte ed in Italia a lavorarlo
ed a provvederne le farmacie principali di Torino:
Schiapparelli, Borsarelli, ecc.
Attento ed indefesso investigatore della natura,
egli si affaticava da mattina a sera a preparare
medicamenti e ne aveva proprio dei segreti e di
singolare efficacia, frutto dei suoi continui e
lunghi esperimenti, quali ad esempio, uno
specifico contro le febbri, efficacissimo.
Ma quella che doveva dargli fama, quantunque
sembri quasi umile cosa, fu la invenzione dei
fiammiferi a sfregamento, tanto utili ed ora tanto
diffusi.
Nell'anno 1832, quando in nessuna parte del mondo
si parlava di ciò, il nostro bravo Concittadino
andava sovente a visitare il Conte Chiesa di
Vasco, valente botanico Monregalese, conducendo
con se il figlioletto Giovanni. Battista. Si
lagnava il Conte, che, per accendere sovente il
lume, di notte, con uno stecchino intriso di
zolfo, biossido di piombo, dorato di potassa, che
bisognava immergere in boccetta contenente amianto
imbibito di acido solforico, gocciolasse e
crepitasse, spruzzando scintille, sì da averne le
lenzuola bruciate e bucate; e pregava il nostro
Ghigliano di studiare il modo di porre riparo a
questo inconveniente. Ghigliano se ne occupò: mutò
il minio nel solfuro di antimonio, cambiò le
altre dosi, ne bagnò parecchi stecchini, lasciò
indurire la composizione perché più non
gocciolasse, e li pose poi sul davanzale della
finestra ad asciugare. Il figlioletto Giovanni
Battista, impaziente, entrò nel laboratorio, e
preso uno stecchino, ne fregò la punta spalmata,
sulla pietra della finestra, per accertarsi se era
asciutta. Quale stupore! Lo stecchino si accese,
ne provò un secondo, un terzo, e tutti fecero
fiamma. Chiamò il padre che, sorpreso, portò la
lieta novella al Conte. Il fiammifero, atto ad
accendersi, con sfregamento su qualunque
superficie ruvida, era dunque inventato! Era la
festa dell' Ascensione del Signore, dell' anno
1832.
Il 16 Maggio 1833 la Gazzetta Piemontese allora
Gazzetta Ufficiale del Regno Sardo, pubblicava,
con lodi ed auguri, la invenzione. Più tardi
venne mutato il solfuro di antimonio ed il
fosforo, nocivi, nell'innocuo solfuro di ferro, ed
invece di fregarli su pietra, si adoperò carta
con sabbia finissima attaccata con gomma. E l'uso
dei fiammiferi o zolfanelli passò dai signori al
popolino, con immenso vantaggio, con minima spesa,
con semplicità e comodità grande.
Chi conobbe personalmente il Doglianese
Domenico Ghigliano ammirò in lui il vasto sapere
chimico, non mai disgiunto da bontà e modestia e
da innata bonarietà. Infatti, anziché menare
vanto della sua invenzione, incurante di sé e del
proprio interesse, spiegava la sua scoperta a
quanti gliene chiedeva, senza tema che altri ne
usufruisse, come avvenne in seguito.
Egli morì a Mondovì il 28 Ottobre 1866,
lasciando bel nome di sé negli annali della
scienza e della natura.
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