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Domenico Ghigliano
(1790-1866)
Inventore e scienziato di Langa

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Ghigliano Carlo Francesco Domenico nacque a Dogliani il 9 Dicembre 1790, dal Dottor Carlo, Chirurgo, Maggiore nel Regio Esercito Sardo, e da Gabutti Giovanna. Fu commesso nella farmacia Rovere, ove studiò con amore la botanica e la chimica. A sedici anni si trasferì a Mondovì a continuare gli studi prediletti, presso il rinomato chimico-farmacista Basilio Baruffi, che aveva farmacia a Breo, in via Torino, ora farmacia Travaglio.
Il farmacista Basilio Baruffi era figlio di Giuseppe Baruffi, al quale si intitola un istituto Tecnico di Mondovì. Basilio aveva una figlia, Caterina, che sposò Domenico Ghigliano, e che ereditò, poco dopo, la farmacia paterna.
E' interessante il Decreto seguente, dato a Torino il 5 Gennaio 1815, del Magistrato del Proto Medicato nelle Regie Università degli Studi:

Le vantaggiose informazioni che abbiamo avute della integrità del Signor Carlo Francesco Domenico Ghigliano di Dogliani, e le prove che egli ci ha dato delle sue abilità, esattezza e perizia nell'arte farmaceutica per esercitarla nelle città di provincia, per mezzo li due esami da lui presi, il primo li 2 ed il secondo li 4 del corrente mese, giusta il prescritto delle Regie Costituzioni e dei Regolamenti approvati dal Magistrato delle Riforme. Ci hanno volentieri disposti ad accordargli, per tal esercizio, l'opportuna nostra approvazione, epperò per le presenti, di nostra mano sottoscritte e del sigillo nostro munite, permettiamo all' antidetto Signor Carlo Francesco Domenico Ghigliano di esercitare la professione di speziale in tutti gli Stati di S. M., eccettuata soltanto questa Metropoli, e ciò atteso anche il giuramento da lui prestato, di bene e fedelmente adempiere tutti gli obblighi e di osservare con esattezza le Regie Costituzioni, come pure le istruzioni ed i manifesti nostri.

Domenico Ghigliano, dopo la nomina, lavorò attivamente nella farmacia Baruffi, analizzando, studiando, preparando ed inventando, col concorso, in seguito, del figlio Cavalier Giovanni Battista, padre Damigella Caterina Ghigliano.
Nel 1821 i Chimici francesi Cavaintou e Pelletier scopersero il Chinino. Essendo ciò stato pubblicato, Ghigliano, dietro invito del bravo Medico-chirurgo Giovanni Battista Jemina di Mondovì, fu il primo in Piemonte ed in Italia a lavorarlo ed a provvederne le farmacie principali di Torino: Schiapparelli, Borsarelli, ecc.
Attento ed indefesso investigatore della natura, egli si affaticava da mattina a sera a preparare medicamenti e ne aveva proprio dei segreti e di singolare efficacia, frutto dei suoi continui e lunghi esperimenti, quali ad esempio, uno specifico contro le febbri, efficacissimo.
Ma quella che doveva dargli fama, quantunque sembri quasi umile cosa, fu la invenzione dei fiammiferi a sfregamento, tanto utili ed ora tanto diffusi.
Nell'anno 1832, quando in nessuna parte del mondo si parlava di ciò, il nostro bravo Concittadino andava sovente a visitare il Conte Chiesa di Vasco, valente botanico Monregalese, conducendo con se il figlioletto Giovanni. Battista. Si lagnava il Conte, che, per accendere sovente il lume, di notte, con uno stecchino intriso di zolfo, biossido di piombo, dorato di potassa, che bisognava immergere in boccetta contenente amianto imbibito di acido solforico, gocciolasse e crepitasse, spruzzando scintille, sì da averne le lenzuola bruciate e bucate; e pregava il nostro Ghigliano di studiare il modo di porre riparo a questo inconveniente. Ghigliano se ne occupò: mutò il minio nel solfuro di antimonio, cambiò le altre dosi, ne bagnò parecchi stecchini, lasciò indurire la composizione perché più non gocciolasse, e li pose poi sul davanzale della finestra ad asciugare. Il figlioletto Giovanni Battista, impaziente, entrò nel laboratorio, e preso uno stecchino, ne fregò la punta spalmata, sulla pietra della finestra, per accertarsi se era asciutta. Quale stupore! Lo stecchino si accese, ne provò un secondo, un terzo, e tutti fecero fiamma. Chiamò il padre che, sorpreso, portò la lieta novella al Conte. Il fiammifero, atto ad accendersi, con sfregamento su qualunque superficie ruvida, era dunque inventato! Era la festa dell' Ascensione del Signore, dell' anno 1832.
Il 16 Maggio 1833 la Gazzetta Piemontese allora Gazzetta Ufficiale del Regno Sardo, pubblicava, con lodi ed auguri, la invenzione. Più tardi venne mutato il solfuro di antimonio ed il fosforo, nocivi, nell'innocuo solfuro di ferro, ed invece di fregarli su pietra, si adoperò carta con sabbia finissima attaccata con gomma. E l'uso dei fiammiferi o zolfanelli passò dai signori al popolino, con immenso vantaggio, con minima spesa, con semplicità e comodità grande.
Chi conobbe personalmente il Doglianese Domenico Ghigliano ammirò in lui il vasto sapere chimico, non mai disgiunto da bontà e modestia e da innata bonarietà. Infatti, anziché menare vanto della sua invenzione, incurante di sé e del proprio interesse, spiegava la sua scoperta a quanti gliene chiedeva, senza tema che altri ne usufruisse, come avvenne in seguito.
Egli morì a Mondovì il 28 Ottobre 1866, lasciando bel nome di sé negli annali della scienza e della natura.

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