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Il partigiano Johnny

Sorpreso dall'otto settembre a Roma, dove era impegnato nel servizio d'ordine della città come membro dell'esercito, Johnny, ex-studente universitario, amante della lingua inglese e del mondo anglosassone, rientra fortunosamente ad Alba, nell'incredulità dei suoi stessi famigliari: "Aleggiava da sempre intorno a Johnny una vaga, gratuita, ma pleased and pleasing reputazione d'impraticità, di testa fra le nubi, di letteratura in vita..".
Per eludere i bandi di reclutamento fascisti il giovane trascorre un breve periodo di imboscamento in una villetta collinare presa in locazione dal padre; ma le letture, gli esercizi di traduzione, la lunga, meticolosa contemplazione del paesaggio autunnale, si rivelano , in un mondo ormai sconvolto e fremente, inutili e banali espedienti per riempire un frustrante, insensata attesa degli eventi. Johnny scende sempre più spesso in città, frequenta la casa del cugino Luciano, va in cerca dei suoi professori di Liceo. Ed è proprio durante i colloqui con Chiodi e Cocito che si delinea la necessità dell'opposizione armata, fino alla rimozione fisica del nemico, quali che siano i moventi ideologici: la fede politica nella dottrina comunista, secondo il pensiero di Cocito, la pura e semplice lotta per la libertà, nella filosofica visione di Chiodi. Johnny, quasi naturalmente, si associa al secondo partito, e Chiodi preconizza: ".. sarete soltanto dei Robin Hood. Johnny, mi permetto pronosticare che sarai uno splendido Robin Hood. Ma come Robin Hood sarai infinitamente meno utile, meno serio, meno meritevole e, bada bene, meno bello dell'ultimo partigiano comunista."
L'incarcerazione dei padri dei renitenti alla leva e il successivo assalto dei giovani della città alla caserma dai Carabinieri per la loro liberazione, cui partecipa anche il protagonista, rende Johnny ancor più amaramente consapevole del definitivo crollo del vecchio ordine, delle vecchie e più rispettate istituzioni, e l'assurdità di ogni schermo intellettualistico: "La cosa pugnalò Johnny, facendolo apparire a se stesso come un uomo non fatto di carne e di sangue, ma fatto come un compensato di fibre di fogli di libro." L'azione - a dispetto di ogni astratta motivazione politica - non è più rinviabile. Johnny, risalito alla villa collinare questa volta insieme alla famiglia (il padre di Johnny essendo stato incluso in una lista di proscrizione per sospetti ideali socialisti) - la sera stessa lascia un biglietto per i genitori e prende la strada della collina.
Quasi istintivamente, il giovane si dirige verso l'alta Langa, terra d'origine dei parenti paterni. Avanzando quasi alla cieca, in cerca dei mitici partigiani, s'imbatte in una squadra di ribelli comunisti intenta ad una prosaica requisizione di trance di lardo da un magazzino di Murazzano. E' un incontro assolutamente deludente. Tra Johnny e quegli uomini c'è una distanza abissale, oltre che di orientamento politico, anche di cultura, di estrazione sociale, di provenienza geografica. Tuttavia Johnny non rinuncia ai suoi propositi, e si aggrega alla compagnia. Ed ecco poco dopo arriva, per la prima volta nel romanzo, la prima volta per Johnny, l'incontro con la morte. Una morte assurda, paradossale, non inferta dalla mano fascista, anzi neppure occorsa sul campo di battagilia, ma frutto del caso e dall'imperizia dei partigiani: "Il disastro accadde in un unico imprevedibile tratto pianeggiante tra due ertissime rampe. La motrice slittò, il cavo resisté con una disperazione più umana che metallica, il rimorchio coi suoi tre avventanti imbarcati sbandò a filo della ripa, si corresse, parve salvarsi, poi il cavo sfilò con un ge- mito orribile, il rimorchio derivò e ribaltò: nell'attimo dell'ultimo equilibrio due uomini si tuffarono dalla pane giusta, il terzo, l'oppositore di Johnny, tardò, saltò nella ripa, e la sponda del rimorchio gli atterrò sulla schiena. Gli uomini bussarono retoricamente all'ingraticciata finestrella della cabina, il pompiere frenò, procedé con una paurosa serpentina per qualche metro ancora.
Il siciliano era morto sul colpo, allume di zolfini gli si vedeva sulla schiena l'orribile, slabbrata piaga. I due corregionali gli stavano piantati a un sommo come già due ceri funebri."

Giunto a Mombarcaro, Johnny incontra il comando partigiano: il tenente Biondo, il capitano Zucca e il commissario Nemega, l'ideologo della brigata. Nemega vede in Johnny il tipo "pennaiolo", un partigiano istruito che assai meglio degli altri, illitterati compagni potrà trarre frutto dal corso di marxismo da lui regolarmente tenuto. Johnny rifiuta seccamente, ed anzi si indignà alla proposta di Nemega di partecipare, in futuro, alla direzione di un giornale partigiano: Johnny srunk violently. - Io non farò mai nulla di simile. La penna l'ho lasciata a casa e non ci penso a sintassi e grammatica. Per tutto il tempo che starò qui non intendo stringere in mano che un fucile.-"
La difficoltà di Johnny a sentirsi parte di quel quel gruppo viene in parte mitigata dal rapporto quasi amichevole col partigiano Tito, che si trova su posizione molto simile a quella di Johhny, e così alla secca, fatale domanda 'Sei comunista ?' "- Io no, - sbottò lui: - Io sono nienete e sono tutto. Io sono soltanto contro i fascisti. Sono nella Stella Rossa perché la formazione che ho incocciata era rossa , il merito è loro d'averla organizzata, e d'avermela presentata a me che tanto la cercavo, come finora non ho cercato niente altrettanto intensamente. Ma a cose finite, se sarò vivo, vengano a dirmi che sono comunista! Per diverso tempo nulla accade, a parte la solita routine di pattugliamenti e requisizioni - finchè, a meta febbraio, "l'azione venne, ma nello stile più squallido, meno poetico e meno incoraggiante per il futuro.". Si tratta nulla più di una requisizione agli ex depositi miliatari di Carrù, guardati da un gruppo di Carabinieri, i quali accennano ad una resistenza, poi si arrendono e vengono disarmati. Tutto sembra filare liscio, se non che :"In quel momento partì la raffica dal mitra del Biondo: breve, essenziale e decisiva, il maresciallo si piegò senza attriti, planò morbidamente sulla ghiaia tinnante." Un'esecuzione a sangue freddo, che fa inorridire Johnny. Alle sue rimostranze, il Biondo risponde che si tratta nulla più di una giusta ritorsione, dovuta all'uccisione da parte degli stessi Carabinieri di un partigiano impegnato nel passato in analoga azione di requisizione. Il combattimento vero giunge più tardi: solo allora, nonostante tutto, Johnny si sente per la prima volta parte del gruppo: "Il cuore di Johnny s'apriva e si scioglieva, girò tutta l'aia apposta per farsi partecipe e sciente di ogni uomo. Erano gli uomini che avevano combattuto con lui, che stavano dalla sua parte anziché dall'opposta. E lui era uno di loro, gli si era completamente liquefatto dentro il senso umiliante di stacco di classe. Egli era come loro, bello come loro se erano belli, brutto come loro, se brutti. Avevano combattuto con lui, erano nati e vissuti, ognuno con la sua origine, giochi, lavori, vizi, solitudine e sviamenti, per trovarsi insieme a quella battaglia." Johnny addirittura deve frenarsi per non manifestare apertamente tutta la gratitudine verso il Biondo:
Durante uno spostamento a Marsaglia, per una requisizione di tabacco, accade nuovamente l'imprevisto: il partigiano Geo, avuto in prestito, non senza poche insistenze, l'arma automatica del compagno Mario, non resiste alla tentazione di esibirsi in una raffica. Ma gli spari attirano l'attenzione del nemico: "La raffica, una earl raffica, una prince raffica, esplose da dietro la propaggine del castello. Tito cadde fulminato, col fucile imbracciato, fu forse quel ferro-ligheo supporto a farlo cader giù così interito, come un palo." Geo viene catturato, Johnny e Fred scampano miracolosamente all'attacco. Tempo dopo viene organizzata un'altra spedizione a Carrù per l'arresto di un fascista. Durante l'andata, l'autocarro partigiano si scontra, casualmente con un'autovettura di tedeschi, che vengono catturati. La sera stessa un'altro fatto tragico, assurdo, segna la morte di tre dei partigiani: ed per loro stessa leggerezza: ". L'oste balbuziava accecando contro il suo petto la figlia-cameriera in convulsioni, i partigiani stavano pressati contro le pareti e guardavano a un tavolo dove tre uomini ondulavano, colpiti a morte. Il parabellum del legionario era al suo posto sulla tavola rotonda, ancora rivolto ai tre, innocente e tigrino. Il legionario ce l'aveva posato per far scherzi pubblici con le carte e René non aveva resistito alla tentazione d'ammirarselo da vicino e poi di sfiorarlo con le sue mani proletarie, la raffica era fuggita come divina. I tre uomini, due di Némega ed uno del viola, sedevano e ancora ondulavano, senza gemere. Sanguinavano furiosa mente, ed uno era stato colpito alla bocca e sfigurato tutto, con indenni gli occhi enormi e stupefatti, scoloriti dal dolo re. Non morti, ma moribondi, stupendamente al di là d'ogni salvezza." La detenzione dei tedeschi a Mombarcaro non manca di scatenare la reazione del nemico: la brigata viene stretta in un terribile, mortale accerchiamento. Johnny e qualche compagno si salvano attravesando le autocolonne tedesche, il Biondo viene ucciso. Alcuni superstiti si ritrovano nei sotterranei dell'ospedale di Murazzano. Johnny volontariamente manca l'appuntamento con i vecchi compagni e decide di abbandonare la brigata. Il giovane partigiano si dirige alla sua città, per nostalgia e sete di notizie. Ma alla sola visione dei passanti, dei borgesi, impegnati nelle loro incombenze, si rende conto che egli, dopo tre mesi di vita partigiana, dopo aver ucciso e visto uccidere, non appartiene più a quel mondo: "Era terribilmente diverso da tutta la gente che batteva la grande strada di cresta: rada, sullen, aggricciata gente che batteva le colline per bisogni e passioni supremi: il dèmone della borsa nera, la mendicatizia ricerca di legna da ardere, o la chiamata del prete per una estrema unzione."(pg.144)
Il senso di esclusione diventa fastidio, ed anzi quasi ribrezzo, quando Johnny viene invitato nella villa di un industriale albese. Il cincischiare delle donne al giradischi, le loro discussioni sui cantanti, le loro lamentele sulla penuria di tabacco, le preoccupazioni dell'industriale sul destino dei suoi contributi finanziari alla lotta armata, le comodità della vita borghese; tutto ciò appare a Johnny ormai assurdo, improponibile:"Tutto ciò era così assurdo, piombato in una vasca irreale: proprio non poteva più comunicare con quel tipo umano, nessun ulteriore rapporto, se non un muto sorriso, sfingico. [..] No, non c'era più nessun possibile rapporto tra quella gente e se stesso, il suo breve ed enorme passato, Tito e il Biondo, le vedette notturne, le corvées di rifornimento, le uccisioni.[..] Ma che posto occupava questa gente in quel mondo ?" (pg.152) Johnny lascia la villa, si avvicina pericolosamente alla città, rischiando di trovarsi faccia a faccia con un legionario della Muti. La città, ormai, gli è negata: "Era terribile quella privazione della sua città per colpa della sua posizione e dei fascisti."(pg. 154). Johnny torna a dirigersi alle colline, "l'alte colline", facendo rotta verso Mango. Poco lontanto dal paese risiede il comando della II° Divisione Langhe, costituita dai partigiani "azzurri" o "badogliani" ."..essi ranked con fin eccessiva evidenza dal Regio Esercito, mentre i garibaldini facevano del loro acre meglio per scostarsene radicalmente; il fatto si era che i capi badogliani, eleganti, gentlemanlike, vagamente anacronistici, consideravano la guerriglia nient'altro che il proseguimento di quella guerra antitedesca di cui la disastrosa fretta dell'8 settembre non aveva permesso la formulazione dettagliata, ma che era praticamente formulata e bandita. Gli ufficiali erano, in buona parte, autentici ufficiali dell'esercito .. [..] Quanto all'etichetta politica, i capi badogliani erano vagamente liberali e decisamente conservatori, ma la loro professione politica, bisogna riconoscere, era nulla, sfiorava pericolosamente il limbo agnostico, in taluni di essi si risolveva nel puro e semplice esprit de bataille. L'antifascismo però, più che mai considerato, oltre tutto, come una armata, potente rivendicazione del gusto e della misura contro il tragico carnevale fascista, era integrale, assoluto, indubitabile."
L'incontro con Nord, comandante della divisione, lo lascia allibito. Nord lo assegna al presidio di Mango, in seconda al tenente Pierre, che diverrà l'amico più fidato di Johnny. Tra i partigiani del presidio spiccano Michele, "..,un effettivo sergente ex Regio, con un forte e povero corpo da beduino, una certa blinkness di occhio e di bocca, sibilante i suoi ordini alla vecchia feroce maniera degli esemplari sergenti dell'esercito."; e Kyra,ù "Il miglior uomo agli ordini di Pierre", "il favorito della popolazione di Mango", che passa quasi tutto il suo tempo libero nell'officina del paese, dotato com'è di "un ingegnaccio e un trasporto per la meccanica". Kyra nasconde, dentro di se, una terribile tragedia: il fratello maggiore, che sempre era stato "il suo ispiratore, il suo comandante, il suo ingegnere", dopo l'8 settembre "cambiò, s'infuoco, eruttò, fu tra i primi fascisti e più determinati e sanguinari. Tiranneggiava lo sconvolto Kyra, fanatizzandolo invano finché questo salì nei partigiani piangendo, lasciando i genitori con l'angoscia di quei due gettoni, l'uno sul rosso e l'altro sul nero, nell'avviata, frizzante roulette". Pierre non esita a confidare: "C'è quasi da sperare, per loro, che nessuno dei due arrivi alla fine, alla discriminazione. E loro vecchi con loro."(pg.167)
Quella primavera la vita dei partigiani può dirsi spensierata, a tal punto da destare false opinioni di sicurezza e di certa vittoria; addirittura "i parenti cittadini dei partigiani giungevano, con domenicale puntualità, in visita regolare familiare, trasformando i reparti in vestiboli di rispettabili collegi." I partigiani spesso scendono a Santo Stefano, "il più grosso ed evoluto di tutti i paesi della basse Langhe.","la festiva mecca dei mille e mille partigiani, azzurri e rossi", "pieno di belle ragazze e di portamento e di espedienti e di agghindamento cittadini",, (pg.169). Nessuno sospetta quello che sarebbe accaduto nel tardo autunno e nell'inverno di quello stesso anno.
Quando Johnny viene a sapere che un maggiore inglese si è unito alla I° Divisione di "Mauri", che occupa le colline più a sud, quelle di Tito e del Biondo, finalmente il fatidico incontro con i tanto sognati inglesi sembra imminente, ma "qualche giorno dopo si sparse, non smentibile, per tutte le colline, che il maggiore era morto, schiacciato da un autocarro partigiani coi freni infranti, in uno di quei vicoletti sassosi di Mombarcaro così noti a Johnny."(pg.171) Il giorno della liberazione di Roma una colonna di fascisti sale a Mango: i partigiani la frontaggiano per qualche tempo, poi si ritirano, e i nemici entrano in paese. Quando ne escono, un manipolo di partigiani cui fa parte anche Johnny, attacca proditoriamente l'ultimo camion della colonna, uccidendo alcuni soldati.
La prima domenica d'agosto, Pierre scende a Neive in visita della fidanzata, che fa parte di una famiglia di fascisti.
Ai primi di settembre Johnny viene chiamato al comando: Nord in persona desidera conoscere il suo parere sull'opportunità dell'imminente occupazione di Alba da parte dei partigiani. Johnny senza remore avanza pesanti riserve, e i fatti gli daranno ragione. Tornando a Mango, Johnny si trova di fronte ad un'ennesima, tragica, assurda morte: Kyra e altri quattro partigiani sono rimasti uccisi nell'accidentale scoppio di un lancibombe che stavano maneggiando. Johnny sale alla chiesa e contempla il volto di Kyra: "Lo guardò oltre il genuflesso fronte delle suore dell'asilo. Pierre non s'era sbagliato, ad onta della cerea e crespucolare vaghità. Egli sorrideva, d'un sorriso ombrale. E allora Johnny gli sorrise." "L'azione bellico-psicologica", cui Nord aveva accennato durante l'incontro con Johnny, viene fissata per metà settembre: Johnny, Michele, un gruppo di minorenni da loro comandati, e due mortaisti della Prima Divisione scendono nottetempo fino ai confini di Alba. Johnny assiste "agonizzante" al maldestro lancio di due granate, che mancano grossolanamente il Seminario Minore, e rischiano di infliggere distruzione e morte ai civili. Poi una la squadra di minorenni capeggiata da Johnny e Michele entra in città, celata dalla notte. A mezzanotte i partigiani aprono il fuoco contro la facciata della caserma occupata dai fascisti:"Ma quello col mitragliatore uscì pazzo. Ribalzò sull'asfalto, rivolto alla caserma e a tutta la città, brandeggiava il mitragliatore a tracolla e urlava sfide, definizioni e solitario trionfo. Ed ora si allontanava eretto e sicuro sul gleaming asflato verso il centro della città [..] uno sparo, tremendo e onniprendente nella sua singolarità percorse il lungo del viale e il ragazzo si piegò, si rilevò, cadde interito."
Johnny e compagni trascinano via il giovane, mortalmente ferito. Abbreviano la strada verso il più vicino ospedale attraversando il lungo tunnel ferroviario verso Neive. Ma è troppo tardi, il ragazzo muore.  

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