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Beppe
(Giuseppe) Fenoglio nasce ad Alba
(CN) il 1° marzo 1922 da Amilcare e Margherita
Faccenda.
La
madre,
nativa di Canale, è una donna attiva,
intraprendente, religiosa. Con il figlio avrà
sempre un rapporto diretto ed esplicito, di
confronto e spesso anche di contrasto. Il padre,
nativo di Monforte, di orientamento laico e
vagamente socialista, costituirà per Beppe un
legame affettivo di grande impatto sui temi e sui
luoghi della futura produzione letteraria.
Amilcare,
sceso ad Alba
dalla collina in cerca di fortuna, lavora in un
primo tempo come garzone di macelleria ; qualche
anno dopo (1928) giungerà a gestire l'attività
in proprio, al pian terreno dell'edificio
di Piazza Rossetti I. L'intera famiglia
si trasferirà al piano superiore dello stesso
stabile e vi resterà fino al 1957. Qui Beppe, a
pochi passi dalla cattedrale,
affacciata alla piazza
del mercato , comporrà buona parte
della sua opera.
Le
condizioni della famiglia sono discrete , tanto da
permettere l'acquisto di una Fiat 509 con la quale
intraprendere con i bambini brevi viaggi
sulle Langhe.
Il
piccolo Beppe, più vecchio di un anno del
fratello Walter e di undici della sorella Marisa,
frequenta in quattro anni le cinque classi
elementari (saltando l'ultima) alla Michele
Coppino; silenzioso, riflessivo, si mostra
appassionato alla lettura: nonostante le
ristrettezze economiche la madre lo iscrive al
ginnasio Giuseppe Govone di Alba (1933).
Sono
anni di importanti esperienze personali e
culturali per il futuro scrittore : in seconda
ginnasio intraprende lo studio della lingua
inglese, una scintilla che accenderà in lui una
non mai estinta passione per il mondo
anglosassone, un universo
di ideali e positive certezze, di
sensibilità e raffinatezza, contrapposte allo
squallore ed alla mediocrità della cultura
fascista allora imperante. Si dedica assiduamente
alla lettura di libri presi in prestito dalla
biblioteca della scuola e alla traduzione degli
autori amati : a tal punto giungerà la familiarità
con la lingua inglese da portarlo a
concepire nell'idioma anglosassone i suoi
pensieri, per poi tradurli in italiano sulla
carta.
Non
meno influenti sulla futura produzione letteraria
si riveleranno le vacanze estive trascorse a San
Benedetto Belbo (1933 -1934) e a Murazzano
(1935 - 1937) , presso parenti paterni . Questi
luoghi e questa gente ispireranno allo scrittore
innumerevoli racconti di argomento contadino e un
romanzo breve, La malora, ritratto dell'asprezza
di un paesaggio - l'Alta Langa intorno a San
Benedetto - luogo di vicende umane ancor più rudi
e crude.
Al
Liceo classico Fenoglio incontra insegnanti
d'eccezione : in prima don Natale Bussi - rettore
del seminario - per la filosofia; in terza Leonardo
Cocito per l'italiano e Pietro
Chiodi - studioso di Kierkegaard e
Heidegger- per la storia e la filosofia ( Cocito
sarebbe stata impiccato dai tedeschi come
partigiano comunista il 7 Settembre 1944 ).
Di
aspetto non gradevolissimo, ma dal fisico atletico
e slanciato il giovane Beppe ama ogni tipo di
sport : pallacanestro, calcio, tennis e pallone
elastico, spesso praticato allo sferisterio
Mermet. La sua cultura unita alla vena
romantica non mancano di esercitare un certo
fascino sulle coetanee : da una di queste trarrà
la figura di Fulvia, adolescente capricciosa e
intrigante, bramosa di una vita non comune , al
centro della "quesione privata" che
agita il protagonista dell'omonimo romanzo.
Nel
1940 Fenoglio si iscrive alla Facoltà
di lettere a Torino : frequenta con
scarso interesse ; in due anni sostiene otto esami
con risultati non brillantissimi.
Nel
gennaio 1943 è chiamato alle armi : frequenta il
corso Allievi Ufficiali prima a Ceva ("Moana"
in Primavera di bellezza) poi a Pietralata nei
pressi di Roma. Dopo il proclama di Badoglio
dell'otto settembre rientra avventurosamente a
casa : in dicembre partecipa insieme al fratello
Walter all'assalto
alla caserma dei carabinieri per
liberare i padri dei giovani renitenti ai bandi di
reclutamento fascisti ; in seguito a questi fatti
il padre Amilcare viene incarcerato e poi
rilasciato.
Nel
gennaio '44 Beppe si unisce al distaccamento della
Brigata Garibaldi guidato dal tenente Rosi ,
"Il
Biondo", operante nella zona fra
Murazzano e Monbarcaro. La sfortunata battaglia di
Carrù e il successivo , massiccio rastrellamento
costringono Fenoglio a rientrare in famiglia, dove
ritrova anche il fratello, che, presentatosi al
distretto di Mondovì al tempo dell'arresto del
padre, era stato trasferito ad Alessandria, dove
aveva infine disertato.
In
seguito ad una spiata l'intera famiglia viene
arrestata : le donne sono presto liberate , gli
uomini sono riscattati mediante uno scambio di
prigionieri grazie alla mediazione di mons. Grassi
, vescovo di Alba.
In
settembre Beppe e Walter riprendono la strada
della collina, unendosi alle Formazioni Autonome
Militari (I e II Divisione Langhe) di Enrico
Martini "Mauri" ("Comandante Lampus")
e Piero Balbo ("Comandante
Nord") : fanno parte del presidio
di Mango capitanato da Piero Ghiacci,
"Cosmo" in Appunti partigiani 1944-1945
, "Pierre"
ne Il partigiano Johnny.
Il
10 ottobre 1944 il futuro scrittore partecipa alla
liberazione di Alba
: il due novembre la città ricade in mano ai
fascisti e due settimane dopo (18 novembre) scatta
il terribile rastrellamento di tre giorni fra Alba
- Neive
- Mango:
Castino, sede del Comando di Brigata, viene
sottoposta a cannoneggiamento. Le forze
partigiane, facendo seguito anche al proclama del
generale Alexander, si disperdono, dandosi
appuntamento per il 31 gennaio 1945 : ma Fenoglio,
con grande pertinacia, non lascia le colline, e
trascorre un terribile inverno di solitudine a Cascina
della Langa.
A
febbraio la battaglia di Valdivilla
segna l'ultima, terribile vittoria delle forze
fasciste ormai al collasso: durante lo scontro
cade Giovanni
(Pinin) Balbo, padre di Nord.
Dario Scaglione (nome di battaglia : Tarzan) e
Settimo Burello (nome di battaglia : Set) vengono
catturati e in seguito fucilati.
Nei
mesi successivi Fenoglio opera come ufficiale di
collegamento con le missioni alleate nel
Monferrato, nel Vercellese e nella Lomellina.
Il
19 aprile partecipa alla battaglia di Montemagno.
A
guerra finita non si presenta agevole il
reinserimento nella vita civile; Fenoglio,
nonostante la fiera opposizione della madre,
rinuncia alla prosecuzione degli studi, "la
laurea me la porteranno a casa, e sarà il mio
primo libro pubblicato".
Nel
periodo 45-46 si dedica alla stesura degli Appunti
Partigiani 1944-1945, forse sulla traccia di veri
e propri appunti redatti durante la lotta
partigiana. Il materiale narrativo qui esposto in
prima persona con un linguaggio piano e non
ricercato, verrà largamente ripreso e riccamente
elaborato in buona parte delle successive opere di
argomento partigiano.
Nel
maggio '47 Fenoglio viene assunto - in virtù
della sua conoscenza dell'inglese e del francese -
in una ditta di commercio di prodotti vinicoli: di
giorno lavora in ufficio;
di notte, nella sua stanza di Piazza
Rossetti I, si dedica all'attività di
scrittore : il ticchettare della macchina da
scrivere e il fumo dell'"eterna"
sigaretta sono per i famigliari gli unici segni
tangibili della sua presenza fra le mura
domestiche.
Per
la metà del 1949 sono pronti i primi sei Racconti
della guerra civile : I ventitre giorni della città
di Alba, L'andata, Il trucco, Nella valle di San
Benedetto, Gli inizi del partigiano Raoul, Un
altro muro.
In
seguito ad un accordo con Bompiani Fenoglio
ottiene pubblicato Il trucco sul bollettino
editoriale Pesci rossi: le pubblicazioni, che
avrebbero dovuto coprire tutto l'arco delle
narrazioni brevi si interrompono però all'esordio
e nel giugno del '50 è ad Einaudi che lo
scrittore presenta - oltre ad i racconti - anche
il romanzo breve La paga del sabato.
Attraverso
la casa editrice torinese Fenoglio verrà in
contatto con i maggiori scrittori di quegli anni :
Italo Calvino (del quale diverrà sinceramente
amico), Elio Vittorini (col quale invece rapporti
non andranno al di là della formalità
professionale), Natalia Ginzburg e Cesare Pavese,
il quale, almeno pare, di persona incontrò
Fenoglio ad Alba, nei giardini antistanti la
stazione ferroviaria, nell'agosto del '50, poco
prima della tragica fine.
La
paga del sabato, apprezzata ma non esaltata da
Calvino, viene sostanzialmente bocciata da
Vittorini, e trova il suo consenso nemmeno dopo la
revisione apportata dall'autore. Maggiore
apprezzamento riscuotono invece i racconti.
In
seguito ad alterne vicende e prolungate trattative
Fenoglio mette da parte il romanzo breve,
traendone comunque due nuovi racconti: Ettore va
al lavoro e Nove lune. Altri titoli vengono
aggiunti: Pioggia e la sposa, (probabilmente il
primo racconto di argomento langhigiano che lo
scrittore diede alla luce), L'acqua verde,
Quell'antica ragazza, L'odore della morte. Nella
valle di San Benedetto (la prima narrazione breve
di Fenoglio in assoluto ?), stilisticamente
disomogeneo dagli altri racconti, viene invece
espunto per espressa richiesta dell'autore.
Soltanto nel giugno del '52 I racconti della
guerra civile, poi diventati Racconti barbari,
vengono infine pubblicati col titolo, invero poco
gradito all'autore, I ventitre giorni della città
di Alba.
Già
nella seconda metà del '51, quando ancora la
complessa vicenda editoriale dei racconti era in
atto, Fenoglio si dedicava alla stesura di un
romanzo di materia contadina, naturale discendenza
del nucleo "langhigiano" delle
narrazioni brevi : La malora. L'autore mette in
campo una efficace rappresentazione di tutto un
mondo, tutta una società, adottando un linguaggio
sperimentale, fortemente espressivo, che mantiene
tutta la ricchezza e l'immediatezza del dialetto.
Questa sua scelta linguistica non manca di
suscitare aspre critiche; addirittura, quando il
romanzo viene pubblicato presso Einaudi nell'
agosto '54, lo stesso Vittorini, nel risvolto di
copertina, antepone una nota polemica, in cui
"avverte" Fenoglio del pericolo del
ritorno ad un naturalismo provinciale di stampo
ottocentesco. Le critiche non possono che urtare
Fenoglio, il quale, anche sulla scorta delle
vicende editoriali de La paga del sabato, giunge
addirittura a dubitare delle sue doti di
romanziere.
Durante
una pausa nella composizione de La malora, dovuta
forse ad un momento di scoraggiamento, Fenoglio
compone il racconto La sposa bambina, poi incluso
nella raccolta postuma Un giorno di fuoco, dal
titolo dell'omonimo racconto già pubblicato sulla
rivista Paragone nell'ottobre '55. Di poco
posteriore è la composizione de La novella
dell'apprendista esattore (pubblicato per la prima
volta nel '60, e poi anch'essa nella raccolta
postuma del '63)
Sempre
a questi anni sembra appartenere inoltre il
progetto di una serie di episodi dal titolo
complessivo Il paese, di cui rimangono soltanto
quattro capitoli, di cui uno coincide col racconto
Il podestà. Altri racconti arricchiscono quel
filone langhigiano all'autore tanto congeniale :
L'esattore , L'affare dell'anima, Il gorgo.
Nel
contempo Fenoglio continua a dedicarsi alle
traduzioni dall'inglese, un'attività che sino ad
allora aveva condotto per personale diletto, ma
che finalmente nel '55 porta alla pubblicazione in
rivista della versione italiana de La ballata del
vecchio marinaio, di S.T. Coleridge. Il costante
interesse per le traduzioni - ed in generale per
la letteratura europea - contrasta con quel
ritratto di provinciale, di "isolato",
di scrittore un pò grezzo e naif che volutamente
Vittorini ne aveva dato in occasione della
pubblicazione de I ventitre giorni e de La malora.
All'inizio
del '56 Fenoglio aveva proposto a Calvino la
raccolta in volume di alcuni racconti di tema
langhigiano : l'autore stesso però - nonostante
le sollecitazioni dell'editore - poco dopo mise da
parte questo progetto, profondendo tutte le sue
energie nella stesura di un "libro
grosso", di argomento partigiano, che avrebbe
dovuto abbracciare il quinquennio 1940-1945.
Lasciando da parte le complesse discussioni sulla
datazione del primo nucleo di quest'opera, che
alcuni studiosi fanno risalire addirittura
all'immediato dopoguerra, è accertato che il 20
giugno '57 Fenoglio presenta il suo romanzo a
Livio Garzanti (interrompendo quindi, non senza
qualche imbarazzo, il lungo rapporto con Einaudi).
L'editore milanese accetta di pubblicare il testo,
richiedendone tuttavia una revisione, nel corso
della quale Fenoglio decide di scindere il lungo
romanzo in due parti : la prima che avrebbe
narrato le vicende fino all'autunno '43, l'altra
che avrebbe proseguito sino alla vittoria finale
della primavera '45. Senonché, dopo aver inviato
all'editore il primo volume, Fenoglio muta ancora
i suoi progetti: anziché inviare la seconda parte
della storia presenta una nuova redazione del
romanzo in cui l'intera vicenda viene limitata
all'arco di pochi mesi a cavallo del settembre
'43, trovando conclusione nella morte del
protagonista poco dopo l'ingresso nelle prime
formazioni partigiane. Così nell'aprile del '59
viene pubblicata presso Garzanti Primavera di
bellezza : un'opera di molto ridimensionata
rispetto all'iniziale progetto dell'autore,
un'opera che non rende appieno giustizia ai grandi
sforzi profusi: l'affrettata conclusione del
romanzo si può spiegare in parte con l'ansia
dell'autore di "liberare il campo
resistenziale" per "istituire il
personaggio del partigiano Milton",
"un'altra faccia, più dura, del sentimentale
e dello snob Johnny" (lettera a Garzanti del
10 marzo '59).
Tuttavia
quasi un anno dopo il nuovo romanzo sul partigiano
Milton, sollecitato anche da Garzanti, non è
ancora pronto. Anzi Fenoglio decide di abbandonare
completamente i ventidue capitoli già scritti (i
Frammenti di romanzo, pubblicati postumi per la
prima volta nel '63, in rivista) per dedicarsi
alla composizione di una nuova storia -
protagonista sempre Milton - in cui la
rievocazione storica fine a se stessa viene messa
da parte per lasciar spazio ad una vicenda
individuale dal sapore più spiccatamente
romanzesco. Nonostante il grande l'entusiasmo
mostrato verso di essa da Fenoglio, neanche questa
nuova opera era destinata al compimento: dopo la
stesura di ben tre redazioni (tutte incomplete)
l'autore cessa di lavorare al romanzo (poi uscito
col titolo postumo Una questione privata),
tornando a dedicarsi al non nuovo progetto di una
raccolta di racconti langhigiani da pubblicarsi
presso Einaudi.
Nel
marzo del '60 lo scrittore sposa con rito civile
Luciana Bombardi, albese, conosciuta già
nell'immediato dopoguerra (nel gennaio '62 verrà
alla luce la figlia Margherita, cui Beppe dedicherà
La favola del nonno e Il bambino che rubò uno
scudo).
Nell'ottobre
del '61 Fenoglio invia alla Einaudi un gruppo di
sei Racconti del parentado (riservandosi di
aggiungerne altri in seguito): Un giorno di fuoco,
La sposa bambina, Ma il mio amore è Paco,
Superino, Pioggia e la sposa, La novella
dell'apprendista esattore); ma all'inizio del '62
la pubblicazione - ormai imminente - viene
bloccata dalla Garzanti, cui Fenoglio era legato
sino al 1964 da una clausola del contratto per
Primavera di bellezza. Lo scrittore continua
tuttavia a dedicarsi al progetto di estensione de
i Racconti del parentado, intendendo anche narrare
le vicissitudini degli antenati dei Fenoglio al
tempo della prima guerra mondiale. Gli sforzi
dell'autore producono tutta una serie di materiali
narrativi (successivamente inclusi nel volume
postumo Un Fenoglio alla prima guerra mondiale)
destinati a rimanere per la gran parte incompiuti,
anche a causa del sopraggiungere di problemi di
salute.
Nel
giugno '62 esce su Paragone Ma il mio amore è
paco, grazie al quale Fenoglio vince il premio
Alpi Apuane, che di persona si reca a ritirare. I
primi sintomi della malattia lo costringono però
ad abbandonare la Versilia: tornato a casa gli
viene diagnosticata una forma di tubercolosi, per
curare la quale si affida all'aria salubre dell'Alta
Langa di Bossolasco,
località nella quale trascorre il mese di
settembre e parte del mese di ottobre.. Qui,
all'Albergo Bellavista, Fenoglio si dedica alla
lettura, alla scrittura, alle conversazioni con
amici che salgono da Alba a fargli visita.
Purtroppo,
però, il male ai bronchi si rivela di una natura
ben più grave di quanto si era pensato in un
primo tempo. Beppe viene ricoverato prima a Bra,
poi alle Molinette di Torino, dove gli viene
diagnosticato un cancro. Vive gli ultimi
penosissimi giorni in preda a violente crisi di
soffocamento, circondato dai parenti e dagli amici
più cari . Tracheotomizzato, scrive su alcuni
foglietti le ultime volontà e le sue ultime
commoventi manifestazioni d'affetto per la figlia
Margherita.
Muore
nella notte del 18 febbraio 1963, a quarantun'anni
non ancora compiuti. In ossequio al volere dello
scrittore la cerimonia funebre, cui partecipa
anche Calvino, è semplice e sobria.
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